Collisioni Harvest 2014: a Barolo la bellezza è di casa

di Cristina Fracchia

Anche quest’anno Barolo è stata la meta di un infinito pellegrinaggio di amanti della letteratura e della musica a Collisioni Harvest 2014. Si parla di 100.000 presenze in un paesino che si aggira sugli 800 abitanti, non male per un festival che ha solo 6 anni di vita. Dall’anno scorso a Collisioni ha preso il via anche la parte dedicata al wine&food, con una serie di appuntamenti che hanno compreso degustazioni e presentazioni varie presso l’Enoteca Regionale.

Quando quest’anno ho cominciato a leggere delle novità del festival, ho subito pensato al post che avevo scritto l’anno passato e, quasi per scherzo, ho immaginato che qualcuno dell’organizzazione lo avesse letto. Con enorme sorpresa mi è stato confermato che le mie fantasie erano reali…qualcuno si era preso la briga di migliorare tutto ciò di cui mi ero lamentata l’anno prima: dai parcheggi, al wi-fi, alle prenotazioni per le degustazioni. Colta da un improvviso moto di sconcerto, ma anche di orgoglio per il piccolo contributo dato, mi appresto ora a raccontare qualche nuovo dettaglio dell’ultima edizione che si è appena conclusa.

Tagliamo la testa al toro e diciamo subito cosa ha funzionato poco… Oltre alle difficoltà di accredito (avevo compilato il form sul sito il 26 giugno come giornalista, ho chiamato 4 volte l’ufficio stampa per capire prima  dove fosse finita la mia richiesta e poi per ricordare che stavo aspettando una risposta), mi domando come mai non sia stato previsto l’accredito per i blogger. È un festival culturale che per sua stessa natura è orientato ai giovani, molto strano non prevedere la possibilità di iscrizione per chi scrive e gestisce un blog. In seconda battuta l’organizzazione ha pensato di creare una fantastica app gratuita per avere tutti gli aggiornamenti sul festival, ma purtroppo ci sono state delle mancanze anche in questo contesto. Innanzitutto non erano state segnalate tutte le iniziative relative alle degustazioni, quindi magari sarebbe stato meglio realizzare una sezione a parte; inoltre ho notato che i cambi programma estemporanei relativi a orari o ubicazioni degli eventi sono stati comunicati a voce sui vari palchi, ma quasi mai in tempo reale sull’applicazione. Ultimo neo: i giorni dedicati alle degustazioni sono stati soltanto sabato e domenica, col risultato di avere una bellissima scelta di eventi che però purtroppo avvenivano in contemporanea, lasciando impotente e frastornato il povero winelover che avrebbe voluto partecipare a quasi tutti. Personalmente mi sono prenotata per alcune degustazioni, la prima delle quali è stata “Un matrimonio riuscito: il Castelmagno e il Barolo”, orario 13.30, termine degustazione ore 15… Ditemelo che è stato un attentato alla salute dei partecipanti: quando sono uscita dalle sale refrigerate del castello ho pensato mi venisse un infarto! Sei degustazioni di Barolo e quattro di Castelmagno unite ai 32 gradi con una buona percentuale di umidità mi hanno fatto boccheggiare per un’ora, finché mi ha salvato la vita l’incontro provvidenziale con una cara amica che mi ha proposto una bustina di sali minerali da sciogliere in acqua. Ecco, come minimo io avrei cambiato l’orario per una simile degustazione, per altro molto interessante. Oppure al termine avrei distribuito un po’ di Polase ai convenuti! Situazione tragicomica a parte, il Barolo che più mi ha convinto è stato il Lazzarito 2009 di Alessandro Rivetto, un vino elegante e fine pur nella sua potenza.

L’evento che ho trovato però più intrigante in assoluto è stato “Il Nebbiolo alla conquista dell’Oriente”, degustazione di sette vini a base nebbiolo, gli ultimi tre dei quali abbinati a piatti giapponesi. Davvero non pensavate che il Barolo si potesse abbinare alla cucina orientale? Bé, nemmeno io!! È stato davvero sorprendente ed entusiasmante scoprire che il Barolo 2010 Buon Padre di Viberti Giovanni, un vino giovane per i tannini che ovviamente legavano ancora un po’ la bocca ma comunque potente e maschio per sua stessa struttura, accompagnava benone le ottime polpettine fritte (di pesce bianco e verdure) in salsa agrodolce preparate dal Fugu Sushi, take-away albese, il cui titolare, Marco, è italianissimo.

Oltre a ciò, è stato istruttivo sentire i vari interventi, soprattutto quello di Gao Xiang, giornalista cinese per Taste&Spirit, e Young Shi, anche lei giornalista cinese per la medesima testata nonché degustatrice, i quali hanno spiegato che il 95% del consumo di vino in Cina è orientato ai rossi (percepiti come più salutari) e che la quantità pro-capite all’anno è di soli 1,5 lt. Tuttavia i cinesi sono un popolo curioso che impara in fretta e nonostante il loro mercato sia stato per anni invaso da vini di bassissima qualità, ora sono orientati su prodotti decisamente raffinati ed eleganti. Inoltre la Shi, nonostante la grande distanza fra le nostre culture, è dell’idea che non si debbano spiegare alla gente le cose buone: ha infatti raccontato che la prima volta che andò a teatro a vedere Madama Butterfly non comprese una sola parola, eppure pianse perché il suo animo era pervaso da una sensazione di bellezza e malia. Allo stesso modo non è necessario spiegare un vino buono: la bontà e la bellezza si percepiscono istintivamente.

Toshio Matsuura, del magazine Wands giapponese, ha rimarcato invece che la forza dell’Italia è la varietà dei vini, che possono quindi trovare ogni sorta di abbinamento anche con una cucina così distante, mentre Marco Lombardi, console italiano a Osaka, ha confermato l’interesse del Giappone per i vini italiani, raccontando di quanto il popolo sia curioso e colto e del fatto che l’Italia si piazzi al secondo posto come fornitore di vini nella terra del Sol Levante. Tutte ottime notizie per i nostri produttori di vini rossi, dunque.

Tornando invece al festival in generale, è stato come sempre da applausi grazie soprattutto al lavoro delle centinaia di volontari, che non si sono risparmiati per la riuscita dell’evento e senza i quali Collisioni non potrebbe esistere, e grazie anche agli interventi di personaggi di altissimo profilo culturale, (Gad Lerner, Mauro Corona, Gianni Riotta, Francesco Guccini, Suzanne Vega, Fernand Ozpetek, James Ellroy, Marco Travaglio, Dario Fo, Neil Young, Milo Manara, Deep Purple solo per citarne alcuni) che hanno animato le piazze come ogni anno. Questa è la vera grande bellezza dell’Italia: era a Barolo lo scorso fine settimana e io l’ho vissuta.

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