E se smettessimo di chiamarle bollicine?

di Gianluca D'Amelio

Diciamocelo francamente, la parola spumante non evoca alcunchè di buono. Ho ancora nella mente il saporaccio che avevano le bevande che portavano questo nome e che rovinavano i pranzi natalizi di quando ero bambino e adolescente. Nei giorni che precedevano il Natale infatti ogni famiglia ne acquistava cinque o sei bottiglie per poche migliaia di lire: un paio servivano per gli ospiti in casa propria, e le altre venivano portate quando invece si era invitati. E quelle bottiglie passavano di casa in casa dalla vigilia di Natale fino al giorno della befana. A volte venivano stappate dopo anni, e il padrone di casa non faceva un gran figurone quando il tappo, anzichè schizzare verso il soffitto, si adagiava tristemente sul tavolo tra la delusione dei commensali che si erano perfino turati le orecchie nell'attesa dell'assordante botto.

Ed è così che la parola spumante è caduta in disuso, ed è stata sostituita nel comune parlare da due diverse parole, a seconda di chi le pronuncia. Ora supponiamo di dividere in due grandi categorie il mondo di coloro che si approcciano al vino. Nella prima, quella di cui il sottoscritto ne fa fieramente parte e che chiameremo categoria degli enosapientoni, inseriamo gli addetti ai lavori e gli appassionati, quindi produttori, venditori, consumatori attenti  e ciarlieri (come me, appunto). Li riconosci subito: sono quelli che tengono il bicchiere con due dita afferrando il gambo del calice (i più audaci lo afferrano addirittura dalla base); quelli che fanno roteare il vino nel bicchiere e lo annusano 35 volte per carpirne le sfumature più recondite; quelli che li trovi in tutte le manifestazioni con il portabicchieri al collo; quelli per cui il vino serve per fare i gargarismi, quindi lo sputano dopo essersi sciacquati la bocca.

Nella seconda, che chiameremo categoria degli enoignoranti inseriamo tutto il resto, quindi quelli che acquistano il vino che costa meno; quelli che fanno domande del tipo “è meglio il sangiovese o il montepulciano?”; quelli che "il vino buono lo riconosco subito perchè non mi dà in testa”.

Cominciamo da questi ultimi, gli enoignoranti, per i quali lo spumante si chiama “prosecco”. Fino a qualche anno fa il Prosecco era il nome di un vitigno particolarmente vocato per la produzione di spumanti in Veneto e in Friuli, ma poi questo nome per motivi di marketing è divenuto Denominazione di Origine (quindi un nome tutelato), e il vitigno ha ripreso il suo nome originario “glera”. Così al di fuori della zona prevista dal disciplinare del Prosecco, non può essere prodotto un vino con tale nome. Non è un grave errore chiamare prosecco lo spumante, e non è sicuramente il primo caso in cui si utilizza il nome di un marchio per identificare un prodotto generico. Pensiamo ad esempio al Rimmel, nome utilizzato al posto di mascara; o alla Simmenthal al posto di carne in scatola o ancora alla Jacuzzi al posto di vasca idromassaggio. I motivi di questo utilizzo improprio del nome "prosecco" secondo me sono da ricercare, oltre che nella potenza del marchio, anche nell'assonanza del nome, che evoca probabilmente una tipologia di vino; come se si distinguesse il secco, dal prosecco, dal dolce (e chissà, magari per qualcuno anche dal “prodolce”).

Veniamo quindi agli enosapientoni, che sanno benissimo cos’è il Prosecco e che non utilizzerebbero mai la parola spumante. Come se la sono cavata per uscire da questo impasse? Semplicemente coniando un nuovo termine: “bollicine”. Se vai a cena con uno di loro, sicuramente ti dirà qualcosa del tipo: “cominciamo con una bollicina?”. Nelle carte dei ristoranti, poi, non è inusuale trovare una distinzione tra vini bianchi, vini rossi, bollicine e vini da dessert (anche la locuzione “vino dolce” non ha avuto una gran fortuna).

A me personalmente questo termine non piace, in quanto mi fa venire in mente qualche strana malattia infettiva. Quindi mi diverto a vedere le facce sbigottite e i capelli dritti dei barman e sommelier quando chiedo “cosa avete di spumante?”. Mi guardano come se fossi un alieno, o forse lo sono e non me ne sono accorto.

Mi chiedo se non sia il caso di smetterla con questi voli pindarici lessicali, e di tornare a chiamare lo spumante con il suo nome, ridando dignità a una parola ingiustamente deturpata nei decenni trascorsi. Chi è d’accordo con me, questa sera all'ora dell'aperitivo nel solito bar o nella solita enoteca, si spogli della sua desiderabilità sociale e si esponga al rischio di fare la figura dell'alieno chiedendo al sommelier: “Gradirei uno spumante". Poi magari, se proprio volete riacquistare l'onorabilità perduta, prima di bere alzate il calice e dite: "alla faccia di chi lo chiama 'bollicine'".

 

[photo credits: Roberto Giuliani su Lavinium]

Scarica PDF Scarica PDF

, ,

Nessun commento

Di olio d’argan, di cosmesi e di altre sciocchezze

di Gianluca D'Amelio Proprio dieci anni fa, di questi giorni, tornavo da un viaggio in Marocco, sicuramente uno dei più emozionanti che abbia mai fatto. Un paese ricco di storia e di cultura, probabilmente sottovalutato e immeritatamente escluso dai classici itinerari turistici. E anche la sua cucina è tra le più buone al mondo. Ancora [...]

, , ,

Nessun commento

Alla cantina Le Manzane ridere è una cosa seria

Domenica 7 settembre a San Pietro di Feletto (TV) si terrà una vendemmia di solidarietà con i clown della Fondazione Dottor Sorriso Onlus di Lainate (MI)   Domenica 7 settembre presso l’Azienda agricola Le Manzane (in Via Maset 47/b), si terrà una vendemmia speciale che porterà nei vigneti di San Pietro di Feletto i clown-dottori [...]

,

Nessun commento

Collisioni Harvest 2014: a Barolo la bellezza è di casa

Anche quest’anno Barolo è stata la meta di un infinito pellegrinaggio di amanti della letteratura e della musica a Collisioni Harvest 2014. Si parla di 100.000 presenze in un paesino che si aggira sugli 800 abitanti, non male per un festival che ha solo 6 anni di vita. Dall’anno scorso a Collisioni ha preso il [...]

, , ,

Nessun commento

Blauburgunder Sanct Valentin della cantina St. Michael-Eppan: un viaggio in nove bottiglie

Una degustazione da capogiro per gli amanti del Pinot Nero è quella organizzata nell’ambito delle Giornate altoatesine del Pinot Nero (di cui vi ho parlato qui): la cantina di San Michele Appiano, o meglio St. Michael-Eppan, ha preparato un assaggio di ben nove diverse bottiglie, che andavano dal 1999 al 2011. Hans Terzer, enologo della [...]

Nessun commento

Mesa Buta Design: un’idea originale dedicata ai winelover

Mesa buta, ossia mezza bottiglia in dialetto piemontese, è un progetto nonché un brevetto registrato nato dalla fantasia di Manolo e Rossano Allochis, proprietari del ristorante Il vigneto di Roddi. All’origine c’è il tentativo di trovare un modo per caratterizzare di più le stoviglie del proprio ristorante, riutilizzando le bottiglie Albeisa vuote. Facciamo un passo [...]

, , ,

Nessun commento

Di Pinot Nero, di Mazzon e di altre amenità

Ci sono vini con i quali si cresce, formando il proprio gusto su di essi, e altri che si scopre ci appartengono pur non facendo parte del nostro background enologico. Per me l’incontro col Pinot nero è stato così, perché negli sparuti appuntamenti che ho avuto con lui negli anni ci ho sempre ritrovato qualcosa [...]

, , , ,

Nessun commento

IL BAROLO E I SUOI CRU

di Cristina Fracchia Non ho mai nascosto il mio infinito amore per il vitigno nebbiolo nelle sue varie interpretazioni, ma quando ho saputo che quest’anno a Vinum, evento annuale che si svolge ad Alba, avrebbero organizzato un tour dei cru del Barolo in compagnia di Alessandro Masnaghetti, non ho potuto rinunciare all’evento e neppure contenere [...]

, ,

Nessun commento

Federico Ferrero all’enoteca Ferrara. Più che un gioco di parole

di Gianluca D'Amelio Partecipo sempre più raramente agli eventi mondani enogastronomici. Non per snobismo, assolutamente, ma solo per tutelare la mia salute psico-fisica (più psico che fisica). Questa volta però l’evento si è svolto a casa mia, quindi la mia partecipazione non è stata proprio messa in discussione. Frequento abitualmente l’Enoteca Ferrara da quasi venti [...]

, ,

Nessun commento

Alla Zanzara di Roma, il 5 maggio e il 10 giugno, va in scena l’aperitivo Cultural Alternativo

La Birra non esiste, esistono Le Birre. Pils, Lager, Bianche, d’Abbazia, Tripel, Trappiste, Lambic. E poi ancora Ale, India Pale Ale, Stout e Porter. Un mondo sconfinato, quello delle birre, che sempre di più appassiona gli Italiani. Non a caso la birra artigianale, i microbirrifici e i locali dedicati ad essa stanno prendendo sempre più [...]

Nessun commento