Un Vinitaly di cuore

di Cristina Fracchia

È stato per me un Vinitaly di grande impatto emotivo quello che si è appena concluso. Lo avevo disertato l’anno passato per questioni lavorative e pensavo che neppure quest’anno sarei riuscita ad andarci. D’altra parte 650 chilometri in un giorno e da sola davvero non avevo voglia di affrontarli. Poi, come capita spesso, il caso ha voluto accontentarmi e sono partita in ottima compagnia con la squadra del salumificio Luiset e combriccola.

Una volta giunti, incontri con amiche e amici di lunga data e con altri conosciuti solo virtualmente mi hanno scaldato il cuore e dato la carica tanto quanto i vini buoni che ho assaggiato.

Ecco allora qualche suggerimento basato su ciò che ho degustato in una giornata densa di incontri ed emozioni.

Terre d’Alfieri Arneis doc 2014 di Pescaja, un vino ottenuto da uve lievemente surmature, lavorato con pressatura soffice e imbottigliato da pochissimo, che sprigiona profumi persistenti e molto particolari, fruttati ed erbacei, che a tratti mi ricordano il Sauvignon. Splendido anche il suo Sololuna 2013, costituito dall’85% di arneis e il restante 15% di chardonnay, passato un anno in legno: coinvolgente ed emozionante al naso e in bocca. Sorprendente il suo Nizza doc 2012, barbera in purezza di una incredibile gioventù di profumi, quasi croccante in bocca.

Igp calabria Forse sono fiori 2014 dell’azienda L’Acino, rappresentata a Verona da Dino Briglio: si tratta di un vino costituito dal 100% di guardavalle, un antico vitigno autoctono recuperato, lavorato con una sosta di sei mesi in legno di secondo passaggio e un anno di bottiglia. Offre profumi intensi di nocciola tostata che vanno quasi fino al tabacco fresco e al caffè su uno sfondo sulfureo. Incredibile per un vino bianco. Grande anche l’impatto dell’Igt rosso Toccomagliocco 2008, che attende 14 mesi in legno e ha una prospettiva di vita ancora da valutare ma certamente di grande lunghezza. Parte da note di frutta rossa che subito si spostano verso profumi ferrosi e speziati per giungere a una chiusura quasi di inchiostro, il tutto ottimamente in equilibrio anche in bocca.

Torniamo in Piemonte con una degustazione quasi didattica presso l’azienda Paitin di Neive. Rimarchevole il Langhe Nebbiolo 2012, doc di ricaduta del Barbaresco, che rivela grandissima finezza e gradevolezza sia nei profumi che in bocca. Buonissimo anche il Barbaresco 2011 docg Sorì Paitin, che sprigiona profumi di frutti rossi, la prugna fra tutti, e una rosa quasi passita, per passare ad un leggero mentolato e a un tabacco fresco. Splendido il Barbaresco riserva 2010, una sinfonia ampia di foglie bagnate, tabacco, menta e ginepro, elegantissimo anche al palato. Consolatorio oserei dire.

Facendo i bilanci a fine giornata, non ho saputo dare una priorità agli incontri avuti o al vino degustato perché in genere dove c’è vino buono c’è gente meravigliosa e viceversa, certo è che quest’anno per me è stato davvero un Vinitaly molto sentimentale.

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