Grandi vini del sud: Aglianico Stupor Mundi 2007


di Gianluca D'Amelio

Ho conosciuto Sara Carbone a Genova, in occasione di Terroir Vino, ed è stato subito un colpo di fulmine. Proprio così, sono rimasto talmente folgorato da quell’eleganza, da quella naturalezza e da quell’equilibrio, che non posso far altro che condividere questa emozione con i lettori di Soul & Food. È stato un amore a prima vista, ovviamente non corrisposto, quello tra me e l’Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2007, che come ho appena detto, se dovessi descriverlo con tre aggettivi non avrei dubbi su quali utilizzare: elegante, naturale, equilibrato. Proprio come Sara, che ha l’unico difetto di parlare a voce troppo bassa, e per uno sordo come me non è un difetto da poco.

Ma veniamo all’azienda, situata a Melfi – in provincia di Potenza – alle pendici del monte Vulture. È egregiamente gestita da Sara e dal fratello Luca che pochi anni fa hanno preso in mano le redini dell’impresa familiare, e la stanno guidando verso un livello qualitativo decisamente elevato. Il terroir di quella zona, caratterizzato da un microclima con elevate escursioni termiche e da un terreno vulcanico ricco di minerali ed estremamente fertile, dona ai vini quelle particolarità che li rendono unici. Seguendo una precisa impostazione filosofica l’azienda Carbone pone al centro della sua attività il rispetto del territorio e del prodotto, limitando al minimo gli interventi in cantina ed eliminando del tutto l’utilizzo dei diserbanti in vigna.

Con un terroir così e un’azienda così, cosa manca per produrre un grande vino? Ovviamente un grande vitigno, come l’aglianico. Si tratta di una varietà autoctona molto antica, come è anche testimoniato dagli scritti di Catone e Plinio, che nel corso dei secoli ha dato vita ad un gran numero di sottospecie e di denominazioni diverse. Non sappiamo per certo se l’origine di questo vitigno sia greca o campana o etrusca, in quanto gli ampelografi del secolo scorso non sono riusciti a districarsi in quel ginepraio di varietà e nomi (sembra che vi siano almeno una trentina di sinonimi) che fanno capo all’odierno aglianico. Prima della fillossera (il terribile insetto che nella seconda metà dell’ottocento ha decimato i vigneti d’Europa) l’aglianico era presente in tutto il sud, in particolare in Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Nel corso degli anni in Puglia e in Molise la produzione dell’aglianico è andata progressivamente diminuendo, e oggi le regioni dove questo vitigno trova la sua massima espressione rimangono la Campania e la Basilicata.

Quello che si ricava dall’aglianico è un vino di grande struttura e adatto a lunghi invecchiamenti, proprio come lo Stupor Mundi, un vino prodotto da uve raccolte tardivamente, e lasciate macerare nei tini per circa tre settimane. Dopo la fermentazione segue un periodo di maturazione in barrique di circa 12 mesi, dove avviene anche la fermentazione malolattica; altri 12 mesi di affinamento in bottiglia completano la fase di produzione prima della messa in vendita. Quello che ho assaggiato, lo Stupor Mundi 2007, è un vino la cui grandezza è da ricercare nella visione futura, essendo ancora troppo giovane per poterne apprezzare appieno le caratteristiche fondamentali che può esprimere. Ma già oggi si possono gradire all’olfatto quelle note di frutta a bacca rossa matura e di sottobosco, seguiti da sentori balsamici e lievemente speziati. Al palato risulta pieno, caldo e avvolgente, grazie anche ai tannini per nulla aggressivi. Peccato che non ho l’agenda del 2017, anno in cui mi piacerebbe riprovare questo vino, sul quale sono pronto a scommettere qualsiasi cifra. Complimenti.


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  1. #1 di Michelangelo Tagliente il 27 giugno 2011 - 10:28

    Gianluca qualche mese fa ho parlato anch'io nel mio blog dei grandi vini di Sara Carbone, sicuramente in questo momento una delle cantine più interessanti che esistano in Italia.

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