Alsazia: terra di vini e di storia


di Gianluca D'Amelio

Fare un viaggio nella Francia del nord senza visitare l’Alsazia significa commettere un atto criminoso verso la propria persona. Come avevo già anticipato ai nostri lettori nell’ultimo articolo prima della pausa estiva, io ci sono stato e devo dire che ne è valsa veramente la pena. Si tratta infatti di una splendida regione che merita di essere visitata almeno per qualche giorno, essendo così ricca di storia, di belle cittadine e di grandi vini. E, non ci crederete, è proprio di questi ultimi che vorrei parlare.

L’Alsazia è una regione di confine che più volte nella storia (soprattutto durante i periodi delle occupazioni militari tedesche) è passata dalle dipendenze della Francia a quelle della Germania, e viceversa. Come ogni zona di confine la propria cultura è caratterizzata dall’influenza di entrambi i paesi, e l’enogastronomia non fa eccezione: sia i piatti tipici che i vini risentono della vicinanza delle due civiltà, il cui confine naturale è rappresentato dalla catena dei Vosgi e dal fiume Reno, che scorre parallelo ad essa.  Come sostiene Hugh Johnson, l’Alsazia produce vini tedeschi alla maniera francese. Infatti il clima, il suolo e le varietà di uva coltivate sono quelle tipiche della Germania, ma al contrario dei produttori tedeschi i cui vini sono molto leggeri e hanno un piccolo residuo zuccherino, la maggior parte di quelli alsaziani cerca di ottenere vini secchi e forti facendo fermentare tutto lo zucchero presente nell’uva. Proprio come i francesi.

Comunque, al di là di queste considerazioni e delle analogie con l’uno o l’altro paese, un dato certo è che l’Alsazia è una delle migliori zone del mondo per vocazione vitivinicola. Percorrere la route des vins da Colmar a Strasburgo rappresenta un’esperienza da cui un enofilo non può prescindere, e che prima o poi deve provare. E oltre a queste due città, che sono i centri più importanti della regione, muovendosi lungo la strada del vino si attraversano decine di piccole cittadine e paesotti davvero incantevoli: Turckeim, Ammerschwihr, Kaysersberg, Mittelwihr, Barr e tanti antri ancora.

Le uve che maggiormente vengono coltivate in Alsazia sono il riesling renano (da cui a mio avviso si produce il miglior vino in assoluto nella zona), il Sylvaner, il Muscat, i tre pinot (noir, gris e blanc) e il gewurztraminer, altra colonna portante della viticoltura alsaziana. Contrariamente alle altre zone francesi più famose (come la Champagne, la Borgogna e Bordeaux) la storia vinicola alsaziana è una storia abbastanza recente. Per molto tempo infatti è stata considerata come fonte di vin ordinaire o di vino da taglio, e solo a partire dagli anni ’80 si è cominciata ad invertire la rotta grazie anche all’istituzione di alcune denominazioni Grand Cru che hanno imposto dei parametri (come la riduzione della resa per ettaro, o la completa maturazione delle uve) che potessero favorire uno standard qualitativo più elevato.

Tra le varie cantine che ho visitato c’è stata un’azienda che mi ha colpito in maniera particolare: quella di Andrè Thomas, ad Ammerschwihr. Ci sono capitato per caso in quanto non faceva parte della lista di produttori che mi ero riproposto di andare a visitare. Passeggiavo infatti lungo rue des Seigneurs quando ho scorto l’insegna di questa cantina, neanche ben visibile dall’esterno. Non so perché, forse per sapiente istinto, ma ho aperto quella porta appena socchiusa e siamo entrati. Ci è venuto subito incontro il titolare dell’azienda, e dopo che mi sono presentato, con simpatia e cordialità ci ha invitato a entrare per degustare i suoi vini. Si tratta di un produttore biologico, che possiede circa sei ettari di vigneto sui quali coltiva principalmente riesling, gewurztraminer, pinot gris e pinot noir. Siamo stati quasi due ore in questa azienda a parlare col produttore e a degustare quei vini di assoluta qualità, interpretati nel rispetto dell’ambiente e della tradizione. E anche i prezzi erano assolutamente onesti. Peccato che ero lì senza auto, altrimenti ne avrei acquistato almeno 10 casse … moglie permettendo!





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  1. #1 di Mirella Vilardi il 6 settembre 2011 - 09:38

    Mi piace. E mi aspetto che il tuo prossimo viaggio (e relativo reportage) sia "Dai Colli Tortonesi al Piacentino" un altro delitto verso se stessi non conoscere questo mare di ondulazioni vitate a perdita d'occhio e la brava gente che le lavora e le simpatiche giornaliste che ne scrivono….

    • #2 di Gianluca D'Amelio il 6 settembre 2011 - 10:07

      Verrò senz’altro Mirella … soprattutto per le simpatiche giornaliste!! ;-)

  2. #3 di Mari il 6 settembre 2011 - 20:39

    Grazie di averci ragalato questo racconto ………………eh…nei prossimi viaggi includi anche la verde irpinia…………..terra ricca di storia, buon vino e paesaggi da sogno……

    • #4 di Gianluca D'Amelio il 7 settembre 2011 - 07:10

      Puoi contarci Maria … ;-)

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