Raccolta di funghi porcini: una speciale caccia al tesoro


di Francesca Valassi

 

Avete mai sperimentato il fastidio che si prova quando una piccola spina vi rimane infilata accidentalmente sottocute? Se la risposta è affermativa (e penso che a molti di voi sia capitato almeno una volta nella vita) allora immaginate la piacevole sensazione di cadere con i palmi delle mani rivolti a terra sopra un letto di ricci di castagno. Questa è stata, realmente, la mia esperienza quando mio papà mi ha portata la prima volta nel bosco a cercare i funghi porcini. Avrò avuto sì e no sei anni, e ricordo molto bene il rovinoso scivolone lungo quel pendio. Ma da allora, superato il test di iniziazione, non ho mai più lasciato quel bosco.

Le prime volte non ero io a trovare i preziosi miceti, semmai loro trovavano me. Questo perché non li vedevo nemmeno se me li avessero messi sotto il naso, concentrata com’ero a non scivolare sui ricci o a prendermi ramate in testa (sì, è difficile guardare a terra e allo stesso tempo accorgersi dei rami ad altezza viso…ho provato anche questa esperienza, e nessuno osi dire che gli effetti si sono mantenuti nel tempo!).

 

“Francesca, vieni qui! Prova a dare un’occhiata qua attorno, vedi un po’ se c’è qualcosa…io guardo più in là!” così mio papà si rivolgeva a me, ma ovviamente il porcino c’era, e lo aveva già stanato a metri di distanza, come suo solito. E magari gli aveva già tolto le foglie sopra e attorno, per renderlo più visibile. Faceva così per darmi almeno la soddisfazione di tornare a casa e dire orgogliosa a mamma “Questo l’ho trovato io!”. Come quando la leonessa porta ai suoi cuccioli la preda tramortita, e la lascia a loro per “finirla” e addestrarli così alla caccia. Paragone un  po’ macabro e forse esagerato, ma non trovate che renda perfettamente l’idea?

 

Ora che sono grande, anche io grazie a papà sono diventata un po’ più esperta. Tuttavia, che vi piaccia o no, non esiste alcuna tecnica per scovare i porcini: il segreto è saper osservare, respirare e soprattutto rispettare il bosco. Secondo me infatti, dedicare il proprio tempo libero a questa attività vuol dire prima di tutto immergersi nella natura, e saper ritrovare una dimensione di pace e tranquillità. Il bosco non va temuto, ma nemmeno sottovalutato: quasi sempre sono i nostri comportamenti poco avveduti a provocare incidenti, anche mortali.

 

Non riesco poi a trattenere il mio disappunto quando noto cercatori poco esperti che gettano all’aria con il bastone le foglie e i rami da terra: “al ghé no da rugà!” (“non c’è da frugare”) mi ricorda sempre papà, spiegandomi che il bosco non va saccheggiato e che il bastone, che serve principalmente a sostenersi, per il resto va usato veramente poco.

E’ pur vero che i tempi sono cambiati: il numero dei cercatori di funghi –molto spesso dotati di scarsa preparazione micologica ma soprattutto di senso civico- è aumentato esponenzialmente e i boschi sono diventati più frequentati; per questo motivo è diventato necessario regolamentare la raccolta dei funghi attraverso norme che si prefiggono di preservare l’equilibrio dell’ecosistema boschivo. Esse prevedono ad esempio l’utilizzo di contenitori areati per il trasporto dei funghi nel bosco (i sacchetti di plastica infatti non permettono la diffusione delle spore), il divieto di utilizzare rastrelli o uncini e l’introduzione di un limite quantitativo per persona. E’ molto importante poi pulire grossolanamente il fungo con il coltellino nel punto dove lo si è trovato: questo serve a favorire la caduta delle spore e del materiale organico attaccato al gambo.

 

Inoltre, quasi tutte le regioni hanno previsto limiti temporali alla raccolta, consentendola solo durante alcuni giorni della settimana e muniti di un permesso a pagamento.

 

E la luna? Da piccola, quando leggevo sul calendario gli appunti di papà, (“luna nuova”, “luna vecchia”) non riuscivo proprio a capire come questa potesse influire sulla crescita dei funghi. Eppure, qualcuno sostiene che sia vero il proverbio che recita “Con luna crescente cesto scadente, con luna calante cesto abbondante”. Altri invece, ritengono il contrario, cioè che la crescita sia favorita dalla luna nuova. Io e papà sosteniamo quest’ultima teoria.

 

Inutile dire quanto abbondanti siano poi gli usi dei porcini in cucina: quelli più grandi e più spugnosi si prestano a saporite fritture, mentre in generale trifolati in padella sono il condimento ideale per risotti e tagliatelle fatte in casa. Personalmente li apprezzo molto anche crudi in insalata, conditi semplicemente con un filo d’olio extravergine e pepe nero macinato.

 

A questo punto, dato che la stagione per la raccolta è appena iniziata, non resta che passare all’azione, sperando di avervi invogliato. Cos’altro? Volete sapere dove vado a raccogliere i bellissimi porcini che vedete in queste foto? Sono desolata, ma ora chiedete veramente troppo!


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  1. #1 di Daniela (SenzaPanna) il 30 giugno 2011 - 09:07

    Anche i miei  usavano la stessa tecnica del "guarda  qui intorno se vedi qualcosa". E  ha funzionato alla  perfezione.
    Bellissimo  post, mi ricorda molto del mio passato.

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