Cisterna d’Asti doc, questa sconosciuta


di Cristina Fracchia

Alzi la mano chi la conosce. Sì, perché la doc Cisterna d’Asti, nonostante i suoi dieci anni di vita, è rimasta piuttosto nell’ombra, nonostante meritasse ben altro. E dire che, a cavallo tra la provincia di Asti e quella di Cuneo, comprende ben tredici comuni, ossia Antignano, Cantarana, Cisterna d’Asti, Ferrere, San Damiano d’Asti, San Martino Alfieri (tutti nell’astigiano), Canale, Castellinaldo, Govone, Montà, Monteu Roero, Santo Stefano Roero e Vezza d’Alba (tutti nel Roero, provincia di Cuneo). Certo l’effettiva estensione della doc non aiuta, perché sono solo 3,5 ettari circa per 24000 bottiglie prodotte in tutto.

 

 

Da poco questa piccola denominazione ha festeggiato i due lustri di vita, organizzando un pomeriggio di chiacchierate e degustazioni nel bellissimo castello di Cisterna del XII secolo (e in seguito rimaneggiato nel Seicento).

 

La croatina è il vitigno base di questa doc, presente all’80% minimo, ma quasi tutti i 14 produttori la vinificano in purezza. Alessandro Olivetti, presidente della Bottega del Vino di Cisterna d’Asti, e Vincenzo Gerbi, professore della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino nonché uno dei padri di questa denominazione, hanno dato qualche indicazione sulle caratteristiche peculiari del vitigno durante la presentazione: “difficile (emette parecchi germogli anticipati), incostante nella produzione e nella qualità e sensibile alla peronospora”.

 

 

 

Uhmm…direi che ci sono gli elementi perché questo vitigno mi sia quanto meno simpatico. E poi ancora: “ha gli antociani della barbera e i tannini del nebbiolo, e, a parità di età, affascina di più il naso rispetto al Nebbiolo”. Oh, no! Questo è troppo…che insolenza! Come fa a essere meglio del mio amatissimo Nebbiolo?? Mi sono dunque accostata scalpitante all’assaggio preparato dei vari Cisterna d’Asti doc e Superiore. Inutile dire (chi mi legge già lo immagina) che la mia attenzione è andata quasi direttamente alla versione Superiore, ma tra i Cisterna d’Asti versione base ho trovato interessante il 2010 di Ca’ di Tulin (che per altro è proprietà di Olivetti) e fra i Superiore notevoli sono stati il Carlin del Paolo 2010, bella tessitura ed equilibrio, e il 2007 Dragone di Vaudano Gaggìe, complesso e armonico, benché assai potente.

 


Essendo poi tornata a degustare alla Bottega del vino, ho confermato, a distanza di una ventina di giorni, le stesse impressioni sui vari vini assaggiati e ne ho scoperti altri. Mi è piaciuta la versione base 2010 di Giuseppe Fassino, fruttata, e il 2009 Dragone di Vaudano Gaggìe, più robusto e speziato di peperone, come pure la versione Superiore 2008 della Tenuta La Pergola, grintoso e balsamico di incenso. Ma quello che ho preferito è stato il 2010 Santa Lucrezia dei fratelli Povero (azienda biologica), ancora giovane ma raffinato di mora e caramello, che mi ha ricordato un po’ l’immagine di una bellezza anni ’40, stile Frances Dee o, per dirla ai nostri tempi, Natalie Portman: una donna raffinata, dai lineamenti fini, dalla struttura sottile e dal carattere un poco riservato, ma che ad una seconda occhiata fa trasparire tutta la sua bellezza.


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  1. #1 di Cristina Fracchia il 13 febbraio 2013 - 23:39

    Grazie a voi dell'invito che spero di poter cogliere presto. Penso che a questa doc si debba riservare una maggiore attenzione, perchè lo merita davvero.
    Buon lavoro!

(non verrà pubblicata)
 


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