Il Grecale di Novello: ristorante da 10 e lode


di Cristina Fracchia

Chi mi conosce sa che non mi accontento facilmente, forse perché sono un po’ perfezionista e dunque fatico a trovare ciò che fa per me, che si tratti di un vestito o di un accessorio, poco importa.

Questo criterio, ahimè, lo applico anche e soprattutto ai locali dove vado a mangiare: se un posto non mi soddisfa al 100% non riesco a scriverne. Testimone il fatto che da due anni sono nella redazione di Soul&Food e non ho mai parlato di un solo ristorante. E dire che non abito esattamente in una zona in cui scarseggino, ma ho le mie fissazioni: non scrivo mai di un posto la prima volta che ci vado, potrei essere condizionata da elementi esterni occasionali, preferisco tornare per assaggiare diversi piatti e vedere se è sempre all’altezza delle aspettative; come cliente voglio essere coccolata e ho un occhio particolare per chi gestisce la sala; il posto deve essere accogliente e curato per gli arredi, le luci, le tovaglie; infine il prezzo deve essere equo.

Fatta questa premessa, non sapete quanti ristoranti prima o poi mi hanno delusa o comunque non completamente soddisfatta, locali dove sono entrata una volta e poi , dopo aver trovato insoddisfacente qualche piatto, o esoso il conto in rapporto al pasto, non sono mai più andata.

Negli ultimi mesi però ho scoperto un posticino che mi ha davvero entusiasmata: si tratta di un locale di Novello (4 km da Barolo), aperto quasi da un paio d’anni e gestito da un bravissimo e giovane chef, Alessandro Neri. Il Grecale, questo il nome del ristorante, propone due menu, uno dedicato ai piatti della tradizione di Langa e uno ai piatti di mare. Alessandro, dopo essersi “fatto le ossa” presso uno stellato come “La Ciau del Tornavento” a Treiso, ha deciso di buttarsi in un’esperienza da solista e, non senza fatica, ha aperto questo piccolo locale. Sarò sincera: la sua cucina a mio avviso è davvero strepitosa. Ha un’attenzione incredibile alla scelta della materia prima, seleziona con grande attenzione i fornitori, porta in tavola piatti meravigliosi per il palato e per l’occhio, coccola personalmente i clienti raggiungendo i vari tavoli e fermandosi a chiacchierare…cosa si potrebbe desiderare di più? Le tovaglie di iuta naturale? Be’, le ha!

Sono stata da lui tre volte, concentrandomi più sulla cucina mediterranea, qua in Langa tanto difficile da reperire soddisfacente, e ho sempre gustato piatti deliziosi, a partire dal suo freschissimo crudo di mare a base di ostriche, scampi, gamberi rosa, viola e rossi, per continuare con la sua famosa puccia al polpo di ispirazione ligure, una sorta di panino farcito con polpo, mozzarella di bufala, melanzane fritte e rucola, oppure con lo spaghetto di Gragnano ai ricci di mare e trucioli di pane o ancora con le orecchiette alle cime di rapa, scampi e mandorle. Ovviamente non mi sono sottratta neppure all’arduo compito di degustare anche qualche piatto del menu della tradizione, con gli antipasti caldi e freddi serviti sulla piastrella di pietra di Luserna o le tagliatelle al cacao amaro e ragù di cinghiale, passando per il carrello dei formaggi piemontesi accompagnati da miele o cugnà (marmellata di mosto di vino con frutta secca). Non è da dimenticare che Alessandro sforna personalmente anche tutti i diversi tipi di pane che porta al tavolo, come pure i grissini.

Ogni singola cena o pranzo è stato perfetto, iniziando dallo stuzzichino di mini-brioche salata farcita di toma di capra accompagnata da una tazzina tiepida di zuppa di verdura e finendo poi con qualche mini-cannolo siciliano appena sfornato o con un cono di cialda croccantissima riempita di gelato alla pera e cioccolato con frutta fresca a pezzi. L’altra sera Alessandro ha mandato al nostro tavolo una sorpresa, il dessert: tutti pensavamo scherzasse perché ci ha depositato dei barattoli di latta che sembravano pieni di terra e dai quali spuntava una piantina verde. Si trattava di una geniale presentazione del tiramisù, che lui aveva sistemato nei barattoli, ricoperto con biscotti sbriciolati e cacao, e al cui centro aveva sistemato un rametto di menta.

Ora, se questo bravissimo chef ha convinto me, non faticherà così tanto a convincere nessun altro, ne sono certa. Nemmeno la guida Michelin.


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