Lettera dal cuore


di Cristina Fracchia

Ciao mamma,

in quest’autunno balzàno è arrivato il freddo e il mio pensiero corre a quando a casa, con la nebbia fuori, ci cucinavi il bollito. I pezzi per quello misto alla piemontese sono sette, ma tu in genere ci preparavi il muscolo, gustoso e non grasso. Così ora, in questa giornata buia e umida, mi ritrovo anch’io a far bollire per un’oretta la carne con tanto di carota, cipolla e sedano. Per accompagnare il bollito non ti accontentavi delle salse già pronte acquistate al supermercato, ma ci preparavi tu qualche buon intingolo: poche volte ho visto girare la bottiglia di Rubra sul nostro tavolo. E allora io non voglio essere da meno e torno sulle tracce dei sapori dell’infanzia. La memoria, che sia individuale o collettiva, è fondamentale in ogni aspetto della vita, anche se la società di oggi sembra scordare facilmente gli insegnamenti del passato e in cucina noi, che abbiamo avuto il privilegio di un’educazione gustativa autentica grazie alle materie prime eccellenti e all’arte culinaria di una mamma o di una nonna brave cuoche, non possiamo prescindere dalla ricerca di quei sapori.

Mi accingo così a ripetere i tuoi gesti per preparare il bagnet verd, unendo il prezzemolo tritato con la mezzaluna alla mollica di pane imbevuta d’aceto (fatto in casa), aggiungendo poi i capperi, le uova sode, i filetti di acciuga dissalati e lavati con aceto e acqua, un po’ di brodo di carne, uno spicchio d’aglio e l’olio extravergine. Non ho le dosi, ma vado a istinto, e poi assaggio: il paragone sta nella mia memoria che si è formata coi tuoi piatti e ora posso dire che la mia salsa è pronta ed è buona, quasi quanto la tua.

Voglio ringraziarti, perché senza la tua cucina mai sarei stata in grado di giudicare quella di qualcun altro, mai mi sarei creata questo background gustativo che è anche e soprattutto culturale. Penso a chi è cresciuto senza questa favolosa possibilità e che considera buono questo o quel tal ristorante dove io, messi i piedi una volta, ho deciso di non tornare, delusa dalla mediocrità dei piatti.

Cara mamma, so che non mi puoi ascoltare, ma forse sentirai la mia gratitudine dal posto sicuramente bello dove sei ora. Ancora ho nella mente l’ultima notte, due anni fa precisi oggi, il 30 novembre, quando prima di salutarci per sempre ci hai detto “voglio stare in piedi, in cucina”: la cucina era il tuo regno e ora, grazie a te, è anche un po’ il mio.


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  1. #1 di Vittorio Rusinà il 3 dicembre 2011 - 17:22

    Di una bellezza da togliere il fiato.

  2. #2 di Cristina Fracchia il 5 dicembre 2011 - 20:23

    Grazie, Vittorio. Grazie infinite.

  3. #3 di Rossella il 6 dicembre 2011 - 09:35

    Scrittura toccante, verità svelate. Bravissima!

  4. #4 di Cristina Fracchia il 7 dicembre 2011 - 13:05

    Grazie Rossella e piacere di fare la tua conoscenza!

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