Natale e un “dolce” ricordo di famiglia


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di Cristina Fracchia

Eccoci. Tra qualche giorno sarà Natale, per i credenti festa intima, e per tutti un momento da trascorrere in famiglia o con le persone più care. Per me Natale ha sempre significato alcuni riti gastronomici, che non ho voluto perdere nonostante l’ideatrice, ovvero mia mamma, ci abbia lasciati per sempre due anni fa. Uno di questi è senza dubbio il dolce della scatola. No, non ne avete mai sentito parlare perché è un dolce tipico natalizio della nostra famiglia, la cui ricetta mia madre imparò da sua nonna, che fu sua maestra in cucina, giacché sua madre (ovvero mia nonna) è sempre stata un disastro alle prese coi fornelli. Si tratta di una preparazione al cucchiaio, composta da tre diverse creme sovrapposte a strati ed intervallate da biscotti, una bomba calorica non indifferente, ma davvero di una bontà divina.

Da due anni a questa parte, invece, spetta a me il compito a Natale di tramandare la memoria gustativa di questo dolce. Mi sembra così di stare ancora un po’ in compagnia di mia madre e, in un certo senso, è davvero così perché quando lo cucino la rivedo accanto a me, con quel suo sguardo ironico a prendermi in giro quando sbaglio. Non darò la ricetta con le quantità precise, un po’ per mantenere il segreto e un po’ perché in realtà non le so: ho imparato a cucinare alcuni piatti guardando i suoi gesti e memorizzando i gusti, quindi sono in grado di riprodurli solo assaggiandoli.

In una terrina rettangolare si stende un primo strato di biscotti: io uso solo i novaresi, quelli del mio panettiere di fiducia, che sono sottili e che dunque incidono moderatamente sul gusto e sulla consistenza della preparazione. Li passo velocemente nel caffé a cui ho aggiunto in precedenza qualche cucchiaino di Cognac, il tutto rigorosamente senza zucchero, per non rischiare il diabete! In seguito stendo un primo strato di crema composta da mascarpone, caffè e zucchero, dispongo un secondo strato di biscotti e procedo con la seconda crema, preparata con tuorlo d’uovo, zucchero e burro lavorati insieme. Passo al terzo strato di biscotti e concludo con l’ultima crema, composta da cioccolato fondente e latte. Qui la consistenza è fondamentale per evitare di avere uno strato che indurisca eccessivamente un volta messo il composto a riposare in frigo.

In genere questi tipi di dolci sono migliori se cucinati qualche giorno prima della consumazione. Quest’anno, ad esempio, io lo preparerò la sera del venerdì per consumarlo la domenica a pranzo: in questo modo i sapori si armonizzano e risultano decisamente più intriganti. Buone prove se vorrete tentare questo dolce.

Ah, dimenticavo, quel miscredente del direttore mi ha incaricato di fare gli auguri di Natale ai lettori di Soul & Food, un'incombenza che assolvo più che volentieri. Con lo stesso affetto che avete rivolto in questi mesi a me e a tutta la redazione, vi auguro di trascorrere un sereno Natale con le vostre famiglie e del buon cibo. E mi raccomando, non fatevi mancare un buon bicchiere di vino.


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  1. #1 di Daniela @Senza_Panna il 23 dicembre 2011 - 12:57

    brava Cristina, i novaresi (i biscotti) sono i migliori! li chiamano anche i biscotti della salute… non a caso :-)
     
    Auguri al  direttore!!!

    • #2 di Gianluca D'Amelio il 23 dicembre 2011 - 14:06

      Grazie Daniela, un caro augurio anche a te!! ;-)

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