Che noblesse il Nebbiolo!


di Cristina Fracchia

Che ami follemente il vitigno nebbiolo è una confessione già fatta in parecchi altri post. Ora ammetto di avere un debole anche per la sua versione spumante

Parecchi anni fa, sistemando i giornali di fine '800 ritrovati in solaio, mi avevano incuriosita le pubblicità del Nebbiolo spumante prodotto all'epoca. Che stranezza! – avevo pensato, non immaginandomi mai più che quella tradizione sarebbe stata ripresa anni dopo e con successo da una parte dei nostri vignaioli. All'epoca dei giornali di mio bisnonno, la lavorazione di quel vitigno (una rifermentazione in bottiglia forse non sempre riuscitissima) dava come esito un vino frizzante e dolce, che alla fine non conobbe col vitigno nebbiolo un prosieguo negli anni, a fronte, invece, di una trasformazione che offriva come risultato il Barolo (Giulia Falletti di Barolo e Camillo Benso ci avevano già messo lo zampino e l'enologo Oudart il resto).

La riscoperta di questa tradizione, legata a doppio filo al nostro territorio dal vitigno nebbiolo, è iniziata intorno a fine anni ‘90, grazie all’Erpacrife (acronimo dei quattro vignaioli che si erano uniti per l’avventura di spumantizzare il nebbiolo: Erik Dogliotti, Paolo Stella, Cristian Calatroni e Federico Scarzello). La differenza fondamentale rispetto a oltre 100 anni fa sta nell’ottenimento di un vino secco e lavorato col metodo classico applicato a regola d’arte; in questi ultimi anni parecchie aziende hanno cominciato a vinificarne piccoli quantitativi che complessivamente raggiungono ora le 200.000 bottiglie circa.

Lo scorso aprile si sono raggruppate una ventina di produttori per una prima presentazione ufficiale ad Alba riservata a stampa e operatori, ripetuta poi a distanza di un paio di mesi e aperta anche al pubblico. In questo secondo momento, l'evento, denominato Nebbiolo noblesse, ha raccolto l'interesse di parecchi amanti del genere, portando a essere presenti 20 aziende, molte delle quali presentavano un prodotto ottenuto da uve nebbiolo al 100%. Tra queste, anche il gruppo del progetto Nebbione, spumante ottenuto dagli acini situati sulla punta inferiore del grappolo di nebbiolo, che solitamente vengono scartati per produrre grandi rossi proprio perché hanno caratteristiche più simili ad un'uva bianca (meno zuccheri e più acidità).


Durante Nebbiolo noblesse ho avuto modo di assaggiare molte versioni di Nebbiolo spumante che non conoscevo, notando un livello medio dei prodotti piuttosto alto. Tempo fa qui avevo già accennato a quello di Josetta Saffirio, uno dei primi che avevo degustato. Molto interessante anche il Cuvée Zero di Cascina Chicco (che conoscevo già bene); buonissimi il Kaskal di Rivetto e Na Punta di Cantina Sciulun Conterno Franco, entrambi aderenti al progetto Nebbione. Alcuni altri che mi hanno colpito sono stati l’Erpacrife, il Rosanna Rosé di Ettore Germano, il Cuvage Brut Rosé di Cuvage e infine il Faiv Rosé di Marchisio Family, l’unico a sostare 110 mesi sui lieviti. 


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