Mercato FIVI : una degustazione Soave


di Cristina Fracchia

Sabato 29 novembre ho avuto il piacere di partecipare al Mercato della Fivi a Piacenza, giunto alla IV edizione. L’evento, a dirla tutta, mi è parso bellissimo, soprattutto per la sua semplicità e immediatezza, con un pubblico partecipe e interessato ma senza presunzioni. L’aria era pervasa di una bella energia, di persone con sorrisi sinceri, di abbracci veri e forti. E poi si trattava di una mostra mercato, dove finalmente si poteva anche comprare!

Oltre alla gioia di incontrare amici di lunga data (Laura Sbalchiero in primis, a cui va il mio ringraziamento per avermi data l’occasione di essere presente, e la vulcanica Michela) e altri che fino ad allora erano solo virtuali, ho avuto anche il privilegio di assistere alla degustazione di Soave dell’azienda Pieropan, storico produttore da quattro generazioni. In questa occasione sono state presentate le annate 1994, 2003 e 2006 di due cru dell’azienda, il Calvarino e il La Rocca. In apertura, Mario Pojer (tecnico e produttore) ha introdotto Leonildo Pieropan che ha raccontato il territorio e i suoi due vini. Il La Rocca è un cru che sorge su terreno calcareo con residui fossili, si estende per 6 ettari a sud; il vino è composto al 100% da garganega, vendemmiata in lieve ritardo, ed è fermentato in tonneau. Il Calvarino si estende per 8 ettari a ovest su un terreno vulcanico; il vino è composto da garganega e trebbiano (70 e 30%) e viene fermentato in vasche di cemento.

Le vendemmie non sono state scelte casualmente: il ’94 è stata infatti un’annata fredda e umida, il 2003 caldissima e afosa, il 2006 invece è stata regolarissima. Dei due cru confesserò che ho preferito grandemente La Rocca in tutte e tre le annate, perché più accogliente e suadente a mio parere.

Del ‘94 ho sintetizzato i due vini con una figura ciascuno: del Calvarino ho scritto “è uno sgabello”, de La Rocca “una poltrona”. Infatti il primo cru, nonostante i sentori interessantissimi di fieno verde, pietra focaia e noce, in bocca era molto nervoso, mentre il secondo, pur essendo meno fresco mostrava un naso decisamente più ampio di nocciola, noce, albicocca disidratata, e in bocca era assai più gentile. Fantastico.

Il Calvarino 2003, si presentava con un bouquet molto piacevole, ma era davvero troppo corto, contrariamente al La Rocca, di un giallo ambrato brillante e di una lunghezza ragguardevole per un’annata così calda.

Il 2006 ha proposto un Calvarino con sentori di fiori e agrumi, lievi semi di finocchio e sasso, che certamente avrà ancora lunghissima vita in bottiglia, ma il La Rocca mi ha di nuovo conquistata con il suo naso di frutta gialla (soprattutto ananas maturo), coi lievi idrocarburi, con un equilibrio sicuro e stabile che è e sarà la sua forza. Ottimo.

Che dire? È stata una bellissima esperienza, una degustazione didattica (come è stata definita da Pojer)  ma non solo, un momento carico di scoperte emozionanti per me, che, per manifestare tutto il mio entusiasmo…non ho lasciato una sola goccia del La Rocca nel bicchiere! 


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