Di Pinot Nero, di Mazzon e di altre amenità


di Cristina Fracchia

Ci sono vini con i quali si cresce, formando il proprio gusto su di essi, e altri che si scopre ci appartengono pur non facendo parte del nostro background enologico. Per me l’incontro col Pinot nero è stato così, perché negli sparuti appuntamenti che ho avuto con lui negli anni ci ho sempre ritrovato qualcosa di mio. Forse perché ritengo che potrebbe essere la versione femminile di un vitigno come il nebbiolo, difficile da allevare, sensibile, raffinato, ma tant’è. Per questo motivo, quando ho ricevuto l’invito di partecipare alle Giornate Altoatesine del Pinot nero da parte di Laura, l’ufficio stampa, ho fatto di tutto per potermi organizzare e partecipare. Sono state giornate intense di conoscenza del territorio, dei suoi viticoltori e dei loro vini, giornate di emozioni positive. L’evento è giunto quest’anno alla XVI edizione, XIII per il concorso enologico nazionale ad esso abbinato, ed è stato nel castello d’Enna a Montagna che il sabato mattina ho avuto modo di degustare i vini vincitori di quest’anno, tutti Pinot Nero annata 2011, giovanissimi quindi. Il primo classificato è stato il Pinot Nero riserva Trattmann della cantina Girlan, il secondo il Pinot Nero Sanct Valentin della cantina di St. Michael Eppan ed il terzo il Pinot Nero riserva Zeno della cantina Meran Burggräfler, tutti Südtirol Alto Adige doc. In tutta sincerità ho fatto fatica a comprendere la scelta dei giudici riguardo alla classifica, perché il primo vino non era nelle mie corde, mentre ho trovato piacevole il secondo, intensamente fruttato, ed interessante il terzo, minerale e sanguigno, sebbene fossero tutti davvero ancora degli “adolescenti”. Essendo il concorso aperto a tutti i produttori italiani, ho avuto un moto d’orgoglio langhetto quando ho visto che al decimo posto, a pari merito con un altro Südtirol Alto Adige doc, udite! udite!, si era classificato un Langhe Pinot Nero doc, prodotto da un giovane enologo, Gian Luca Colombo, proprietario dell’azienda Segni di Langa sita ad Alba.

Il mentore delle giornate altoatesine per la stampa invitata è stato Peter Dipoli, produttore nonché primo presidente delle Giornate Altoatesine del Pinot Nero, che lui stesso insieme ad August Cappelletti, Stefan Vaja e  Manfred Furlan, ha contribuito a far nascere. Personaggio burbero dal cuore gentile e dalla cultura enologica sterminata, ci ha aperto la strada alla conoscenza del territorio e della cucina locale (che, ho scoperto con stupore, può anche essere incredibilmente leggera e digeribile, come ho provato alla Gasthof Krone di Aldino).

Una visita che mi è rimasta nel cuore è stata quella alla scoperta di Mazzon, il celeberrimo colle che sorge nel comune di Egna, su cui cresce “IL” Pinot Nero per eccellenza della zona: a farci da Cicerone Ferruccio Carlotto, titolare della omonima azienda vitivinicola che abbiamo visitato successivamente. Complice la giornata soleggiata, abbiamo potuto passeggiare tra i vigneti e riposarci poi a piedi nudi sull’erba nei pressi della cappella di San Michele, carezzati dall’Ora del Garda, il vento che soffia da aprile a settembre dal primo pomeriggio fino a sera sulle morbide curve di Mazzon, scongiurando i marciumi che il Pinot Nero tanto teme. La conformazione e l’orientamento della zona permettono la piena insolazione del colle che porta, in certi periodi, temperature anche elevate; al tramonto avviene però un’immediata escursione termica, che favorisce la formazione dei profumi. I 78 ettari di questa collina, che sono compresi tra i 300 e i 450 metri s.l.m., sono coperti in maggioranza (50) da Pinot Nero, con una resa che deve stare tra i 70 e gli 80 quintali per ettaro. “Si dice ci siano due Pinot Nero – racconta divertito Carlotto – : quello di Mazzon e tutti gli altri. Se si fa una degustazione alla cieca ci si chiede se sia fruttato o minerale, cioè se sia o no Mazzon”. Frutta ed eleganza sono infatti i caratteri di riconoscibilità del Pinot Nero di Mazzon, mentre negli altri prevale invece la mineralità.

Il giorno seguente abbiamo completato la conoscenza del lavoro di Ferruccio visitando la sua azienda: 3 ettari e mezzo per 20-23000 bottiglie, di cui la metà di Pinot Nero di Mazzon, sono i numeri di questa piccola cantina che ha iniziato a produrre nel 2000 e che lavora questo vino solo in barrique e botti grandi non tostate per un anno, per poi passarlo nei tini tronco-conici fino all’imbottigliamento. Fruttato, elegante e diretto è il suo vino, che nasce più in vigna che in cantina, come tiene a sottolineare anche lui. Peccato che la fretta non ci abbia consentito una degustazione più rilassata e che non ci sia stata la possibilità di confrontare diverse annate (Ferruccio vende tutto il suo vino prima di avere in commercio l’annata successiva, a conferma della qualità del suo prodotto), perché sono certa che sarebbe stato davvero memorabile. Come memorabile è stata una  degustazione di Pinot Nero di cui parlerò in un prossimo post…ma per ora lascio un po’ di suspance…

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