Raboso del Piave: un sorso nervoso


di Marina Betto

Ci sono alcune persone che fanno distinzione tra i vini, definendoli maschili e femminili. Questo credo sia vero, in quanto alcune caratteristiche come l’acidità, il tannino ruvido, la struttura e la potenza di un vino, lo fanno assomigliare ad un uomo, con i suoi spigoli e il carattere virile. I vini femminili però non sono necesariamente vini delicati, poco caratteristici, abboccati o frizzantini, bensì sono vini morbidi, setosi,dal bouquet intrigante; probabilmente meno strutturati, ma capaci di lasciare un bel ricordo per armonia e persistenza. Questo non vuol dire che le donne amino solo i vini che esprimono caratteristiche femminili, ritengo quindi un errore (per non dire un offesa) quando qualcuno si esprime dicendo:”questo è un vino che piace alle donne”, intendendo qualcosa di poco importante, beverino, per palati poco avvezzi ai vini di qualità, che sarebbero appannaggio solo di chi ha capacità per apprezzarli, cioè il mondo maschile.

Prendiamo ad esempio un vino tipicamente "maschile", come potrebbe apparire il Raboso del Piave, in particolare il Malanotte Gelsaia 2009 di Cecchetto. Il suo colore rosso rubino è fitto e impenetrabile all’occhio che lo osserva nel bicchiere; il profumo del garofano rosso sottilmente si riconosce al naso, mescolato al rabarbaro e all’amaro aranciato del chinotto. In bocca è astringente, acido, sottile, teso come i nervi tesi di un uomo nervoso. C’è qualcosa di primordiale in questo vino, come lo spirito di una belva addomesticata.

Il vitigno raboso si coltiva quasi esclusivamente nella provincia di Treviso; anticamente era una varietà di vitis silvestris, un’uva ostica. Il nome “raboso” deriva forse da questa caratteristica, anche se alcuni lo associano al fiume Rabbioso, affluente del Piave. E’ un’uva dura, dalla vigoria elevata e maturazione tardiva, dalla quale si è ottenuto da sempre una grande quantità di vino con una acidità molto marcata, e un tannino astringente.

Un vino, popolare, diffuso tra i contadini, che lo hanno bevuto nei secoli per sfamarsi e per ricevere vigoria e forza per lavorare. Per smussare queste caratteristiche, si è pensato di far appassire il 15- 30% delle uve, donando così alcolicità al vino ed equilibrando un po’ la vena tesa dell’acidità e il tannino.

Un carattere non facile quello di questo vino, molto somigliante agli abitanti di quei luoghi, grandi lavoratori dal carattere spesso duro e aspro. Non incontrerà forse il gusto di chi cerca suadenza, aromi retrolfattivi e longevità, a prescindere se sia uomo o donna, ma in queste giornate invernali, che ci vedono tutti pronti a ricominciare un nuovo anno, possiamo cercare un momento di riflessione insieme a un Raboso.


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