Io, lei e l’altra (un racconto di vino e di donne)


di Gianluca D'Amelio

Nel momento in cui abbiamo preso posto a tavola, ho capito subito che per me non sarebbe stata una serata facile. Io, l’unico uomo, ostentavo sicurezza, ma ero consapevole di essere l’anello debole di quella catena, dove Lei e l’Altra si contendevano lo scettro di prima donna. Lei romana, l’Altra altoatesina con un pronunciato accento tedesco. Entrambe molto belle. Lei curiosa e gentile, l’Altra determinata e a tratti aggressiva. Lei castana con riflessi rossastri, l’Altra bionda. Lei dolcissima, come sempre, l’Altra per niente, anzi.

Siamo stati un’ora insieme, tutti e tre, e per un’ora intera l’Altra non ha fatto che parlare di sé. E noi (io e Lei) siamo caduti nella trappola. Le abbiamo dato retta, la abbiamo assecondata, ci siamo fatti raccontare la sua storia. Aveva vinto, era diventata la prima donna.

Io prima di conoscerla ero diffidente. Fino a quel giorno quelle come lei le avevo sempre guardate con imbarazzo e con pregiudizio. Ma mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo. Quella sera sono rimasto folgorato dal suo fascino, la sua eleganza, la sua signorilità ed il suo carisma. Non era giovanissima, ma aveva una freschezza da far invidia a quelle più giovani. Aveva un corpo stupendo, con le giuste rotondità, senza difetti. Anche Lei, dopo un’iniziale titubanza con la quale si è approcciata all’Altra, non ha potuto fare a meno di subirne il fascino.

In quell’ora ho provato una moltitudine di sensazioni, ma sono durate troppo poco. Ci siamo lasciati troppo presto, con un veloce arrivederci. Quando ormai aveva esaurito tutti gli argomenti di discussione, è venuto un uomo vestito di nero e l’ha portata via.

Vi presento le mie due compagne. “Lei” è Sabrina, la mia amica sommelier, molto preparata e anche molto estrosa. Riesce sempre a trovare il nome di un profumo particolare, o a descrivere un vino, anche particolare. Quando possiamo ci incontriamo a cena e ci sbizzarriamo in degustazioni, racconti, descrizioni e indiscrezioni.

 

“L’altra”, quella che mi ha fatto impazzire, è la bottiglia di Riesling Kofererhof 2006. Sicuramente il Riesling italiano più buono che abbia mai bevuto (i Riesling alsaziani e tedeschi meritano un capitolo a parte). All’occhio si presenta con un colore paglierino, con una bella limpidezza e una buona consistenza. Mi è sembrato di vedere anche qualche riflesso verdolino, ma l’ambiente non era ideale per notare quelle sfumature. Al naso ha un’elevata peristenza, e spiccano immediatamente le note minerali, soprattutto quelle dello zolfo. Anche gli odori della salvia e della frutta tropicale raggiungono le narici in maniera decisa e netta. Ad un esame più attento si riescono poi a percepire sentori di frutta secca, come le nocciole e le mandorle, e di liquirizia dolce. In bocca risulta fresco, sapido e con una buona acidità. Perfettamente armonico, e dal retrogusto decisamente persistente. Come non restare colpiti da un vino così?


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