Sale, pepe, e un weekend da chef!


di Francesca Valassi

 

“Perfino io sono capace di friggere una bistecca, e mi ci misi di gusto. Che gioia inalare il profumo del burro fuso, sentire il melodioso sfrigolio del manzo che cuoce. Rivoltai le bistecche nel loro sugo. Le cosparsi appena di sale. Mi venne perfino l'ispirazione di schiacciare uno spicchio d'aglio, usando il mortaio di Harry. Forse c'era davvero qualcosa di un po' Zen in questa faccenda della cucina. In breve, sentii ciò che provava Harry quando sapeva che un piatto sarebbe stato perfetto, quando lo portava in tavola con occhi lucenti.”

Kay-Marie James, Le maniglie dell'amore, Milano, Salani, 2004

 

Se qualche veggente mi avesse rivelato, leggendomi la mano, che un giorno avrei indossato una bella divisa da chef e che avrei cucinato per un weekend in un noto ristorante, assieme ad un bravo maestro, beh…mi sarebbe scappata una sonora risata! Chi mai avrebbe avuto così poco sale in zucca da dare credito a una che, come me, ha scoperto una grande passione per la cucina ma che ha studiato per diventare avvocato? Certo, mai piangere sul latte versato:  eppure, anche se sulla mia mano nessuna strega ha mai posato gli occhi, in quella cucina mi ci sono ritrovata sul serio, e lo testimonia la piccola cicatrice sul pollice (che ancora osservo compiaciuta!) procuratami mentre tagliavo le albicocche per il dessert.

Ancora ripenso a quella sera di fine maggio a casa, mentre durante i miei soliti orari notturni e improponibili sfornavo i biscotti per la colazione, e nel frattempo chiacchieravo via chat con Marco  - amico, proprietario e chef del ristorante La Crusa dal Ga”, a Bellinzago Novarese.

“Ti va di cucinare nel mio ristorante assieme a me, per un weekend?”  esordì all’improvviso. Rimasi così incredula a fissare sullo schermo quelle parole, che quasi mi dimenticai i biscotti nel forno acceso. “Decidiamo assieme un menù tematico, e lo proponiamo per una cena, indicativamente verso fine giugno!” proseguì.

Non riuscii a trattenere l’entusiasmo: finalmente avrei potuto vivere una vera esperienza da cuoca e  preparato manicaretti per ospiti misteriosi (non me ne vogliano a male i miei genitori e i miei fratelli, ma l’ansia da prestazione non sarebbe stata esattamente la stessa, rispetto a quando spadello sui fornelli di casa per bocche fameliche che divorano senza pietà ogni cosa che si configura come commestibile).

Ma soprattutto, avrei trascorso ben due giorni con uno chef professionista come Marco, che di esperienza e bravura ne ha da vendere! E’ così iniziato un impaziente conto alla rovescia, scandito da “meeting on line”, rigorosamente notturni, tra me e Marco per decidere i piatti da proporre.

Alla fine, si è deciso di creare un menù fresco, leggero e colorato, per inaugurare la calda estate ormai iniziata: spiedini di anguria, mozzarella, e pomodorini con carpione di lavarello alle ciliegie e valeriana alle fragole e aceto balsamico, come antipasto; fusilloni di Gragnano ai due meloni, basilico e crudo di Parma come primo piatto; manzo in tre maniere (carpaccio, tartare e grigliato) come secondo, accompagnato da un’insalatina variegata con ribes e pomelo, e patate chips fatte in casa. E il dessert? Marco non ha voluto sentire ragioni: “La pasticceria è la tua grande passione, quindi al dessert ci pensi tu, hai carta bianca!” Potevo aspettarmi di meglio? No di certo! E dato che la mia fonte di ispirazione principale è semplicemente la fantasia e l’ispirazione del momento, ho deciso di proporre un crumble di albicocche accompagnato da una salsa al cioccolato bianco.

Finalmente, il grande giorno era arrivato: sabato 25 giugno, di buon mattino, mi sono messa in viaggio diretta a Bellinzago. Una volta parcheggiata la macchina nella comoda piazzetta vicina, ho raggiunto a piedi il ristorante. Marco mi aspettava già in cucina, un solare sorriso sul volto che in due giorni non ho mai visto sparire, e in mano il mio grembiule e i pantaloni da cucina (“questa mise mi dona molto!” pensavo tra me e me, dopo essermi cambiata e osservandomi incredula allo specchio, senza riuscire a smettere di ridere).

La magia è iniziata proprio in quel momento, in quella cucina che per me sarebbe diventata il laboratorio polisensoriale per eccellenza: il rumore del cibo che sfrigolava in padella, i profumi che invadevano l’aria e si mescolavano tra di loro, le fiamme che si alzavano dai fornelli, il luccicare della verdura appena lavata.

A dire il vero, Marco mi ha coinvolta non solo in cucina: a bordo della sua fantastica Vespa rossa, ci siamo recati al mercato del paese per acquistare la frutta e la verdura fresca. Anche questo fa parte del gioco, soprattutto quando l’obiettivo è dare primaria importanza alla materia prima, privilegiando prodotti locali.

Ci siamo fermati davanti un piccolo banco, dove Marco acquista abitualmente, e ho scoperto che  il giovane ragazzo che ci ha serviti ha deciso, dopo avere svolto fino a quel momento un lavoro completamente diverso, di cambiare strada iniziando a coltivare nella vicina campagna ortaggi biologici. Coraggio, passione e determinazione, come piace a me!

 

Una volta tornati al ristorante, prima di tutto ho sistemato la sintonizzazione della radio: per fortuna che di solito entrambi ascoltiamo la stessa frequenza! Espletato questo incombente, finalmente abbiamo iniziato ad organizzare i preparativi per la cena, a fare qualche prova e soprattutto qualche assaggio (la parte che ho preferito!). E’ stato un pomeriggio a dir poco entusiasmante, avrei voluto avere quattro occhi al posto di due, e due bocche al posto di una, per riuscire a non staccare gli occhi da Marco mentre cucinava e nel frattempo occuparmi dei preparativi, e per potergli fare il doppio delle domande rispetto a quelle che gli ho fatto. Ma forse, tutto sommato, è stato meglio così: le emozioni che ho vissuto hanno stordito così tanto tutti i miei cinque sensi, che se avessi avuto il doppio delle possibilità di viverle avrei necessitato di un altro cuore per contenerle.

Il tempo era volato in fretta, il tempo di fare un altro giro in Vespa ed era già arrivata l’ora di cena: in breve tempo erano arrivati tutti gli ospiti, comprese Sabrina e Marika, le due belle -e soprattutto professionali- ragazze che gestiscono il servizio in sala. In realtà, anche i genitori di Marco e suo fratello Nicola partecipano attivamente alla gestione del ristornate, ognuno con il suo contributo. In particolare Nicola, sommelier AIS, cura con particolare attenzione la carta dei vini, proponendo gli abbinamenti più adatti.

 

I piatti iniziavano ad uscire, l’adrenalina era ai massimi livelli: Marco mi aveva affidato la composizione degli antipasti, e dovevo concentrarmi affinché tutto fosse perfetto, non volevo di certo scivolare su una buccia di banana! Sapevo quando per lui fossero importanti i dettagli e la presentazione del piatto. Naturalmente, data la mia scarsa esperienza, è stata necessaria qualche dritta. Ma rivolta sempre con una risata e con un sorriso, alla faccia di chi dice che gli chef in cucina diventano degli orsi!

I piatti tornavano vuoti, assieme ai primi complimenti. Che soddisfazione! Ma finalmente era arrivato il momento di servire il mio dolce: non ricordo di avere mai provato un’attesa così trepidante, se non quando, da bambina, aspettavo che mamma e papà mi dicessero “brava!” dopo aver sottoposto alla loro attenzione l’ennesimo disegno fatto a tempera… e così, anche i piatti del dolce iniziavano a tornare vuoti, e a me è sembrato di toccare il cielo con un dito.

Ma l’emozione più grande sarebbe arrivata da lì a poco: Marco infatti, come suo solito, terminate le portate raggiunge gli ospiti in sala per salutarli, e per scambiare due chiacchiere a proposito dei piatti serviti. Questa volta, avrei dovuto accompagnarlo! Lo si notava lontano un miglio, il mio imbarazzo era quasi disarmante mentre gli ospiti rivolgevano anche a me i loro complimenti! Quello più bello? “Non sapevo che stasera ci fosse qualcun altro in cucina oltre Marco, ma avevo notato qualcosa di diverso, il tocco femminile. Soprattutto sul dolce, complimenti, ma lo fai di professione?” In quel momento, avrei voluto nascondere il mio volto in fiamme! Ma se non altro, avevo capito che tutto era andato liscio come l’olio.

Il giorno seguente, la domenica, è stata più tranquilla: ancora qualche ospite al ristorante, qualche appunto sul mio bloc notes, e un piatto di spaghetti al pesto genovese preparato sul momento (che adoro), gustato assieme a Marco.

Potrei stare qui a raccontarvi ancora per ore gli aneddoti e i dettagli di questa avvincente esperienza, ma rischierei di annoiarvi, e soprattutto farei fatica a rendere verosimili sensazioni che possono essere comprese solo vivendole.

Il mio bagaglio emozionale è uscito stracolmo da questa avventura. Non ho ancora ben chiaro da che parte un giorno girerà la ruota della mia vita, ma se dovesse fermarsi lungo questa strada…beh, so che difficilmente le darò la possibilità di riprendere a girare e sceglierne un’altra.

Intanto voi, se capitate da queste parti, segnatevi questa di strada, e fermatevi qui, alla Crusa dal Ga: Marco saprà coccolarvi con le sue specialità, e non riuscirete più a fare a meno di ritornare…e chissà, magari ricapiterà di trovare un’intrusa in cucina, ma saprete riconoscerla?

 

Ristorante La crusa dal Ga, di Bovio Marco

Via Don Minzoni 48

28043 Bellinzago Novarese (NO)

Tel.: 0321.987708

E-mail: info@crusadalga.it

Web: www.crusadalga.it


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  1. #1 di Roberto Giuliani il 12 luglio 2011 - 09:06

    Certo me lo potevi far sapere con qualche settimana di anticipo, mi sarei organizzato per venire a questo evento super in una zona che amo!
    La cosa più bella di questo articolo è il tuo viso nella foto che sprizza gioia e felicità da tutti i pori…bella esperienza, sono contento per te.

  2. #2 di Daniela (SenzaPanna) il 12 luglio 2011 - 14:12

    non ci posso credere!!!! Io sono nata a Bellinzago Novarese a pochissima distanza  dal ristorante in via Santo Stefano!! e ho  vissuto in via Circonvallazione sempre lì  vicinissimo, girato l'angolo!

  3. #3 di Francesca Valassi il 17 luglio 2011 - 23:20

    Che belle parole, Roby, grazie… Questa volta è stata una sorpresa un po' per tutti, ma prometto che se ricapiterà l'occasione sarai tra i primi a saperlo!!
    Daniela, ora che ci penso Gianluca mi aveva accennato che sei originaria di Bellinzago!! guarda come è piccolo il mondo!! vorrà dire che la prossima volta che tornerai al paese natio, ci metteremo d'accordo e andiamo a trovare Marco!!

(non verrà pubblicata)
 


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