Cibi rituali: il serpentone di Sant’Anatolia di Borgorose


di Lucia Galasso

Se vi trovate a vagare sul confine tra Lazio e Abruzzo, come io ho recentemente fatto, e in particolare nelle vicinanze del comune di Borgorose, certamente merita una visita la signora Clara Rubeis e la sua piccola e deliziosa pasticceria che sforna prelibatezze a base di un ingrediente che in passato è stato la forza trainante dell'economia locale: il mandorlo.

Oggi i mandorli ci sono ancora, mi dice Clara, ma sono lasciati a se stessi, non più curati come una volta, solo pochi si prendono la briga di raccogliere le mandorle e impiegarle nella creazione di quei dolci tipici artigianali che in questo piccolo ma curato locale di Sant'Anatolia vengono sfornati tutti i giorni. Troviamo i tipici amaretti e qualche pasticcino a base di marmellata, ma la ricchezza del negozio sono i cibi rituali, quelli che fino a poco tempo fa erano di rigore durante la Pasqua, il Natale e a Carnevale… ma anche semplicemente quando si voleva fare una visita importante, quindi come omaggio alla persona o per comunicare un sentimento o si ufficializzava un fidanzamento.

Il dolce, in quanto tipico alimento che si discostava dalla quotidianità, era quindi un modo per veicolare un sentimento di grazia o semplicemente un modo per celebrare una ricorrenza, una persona, una festa. Ricco, pieno di riferimenti simbolici, il cibo rituale parla silenziosamente, la sua presenza assolve al compito di riportare alla memoria la storia religiosa allo stesso modo in cui lo fanno gli stupendi affreschi della scuola senese che si trovano al Monastero di San Benedetto poco lontano da Borgorose. Così il gusto si associa al ricordo, e il ricordo al sacro.

Un dolce in particolare ha colpito la mia attenzione: il Serpentone alle mandorle. Un dolce rituale a forma di serpente a base di mandorle, zucchero, uova, limone e caffè. Questo dolce ha un forte legame con Sant'Anatolia, patrona del paese, il cui martirio, nel 249 d.c., si è consumato mettendo la giovane donna all'interno di un sacco insieme a un serpente. Nonostante questo la Santa non venne morsa dall'animale, uscendone indenne. Si dice che questo dolce si sia tramandato fino ai nostri giorni dal martirio della Santa, passando di generazione in generazione, da madre in figlia. Oggi l'unica depositaria della ricetta nonchè dell'autorizzazione a commerciarlo è prorio Clara Rubeis, che nel 2006 ha ottenuto dal Dipartimento Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale della Regione Lazio il riconoscimento di prodotto doc.

Leggendo la storia del paesello di Sant'Anatolia scopro che ha un forte legame con i serpenti, tanto che le vecchie leggende del luogo associano a una loro "invasione" l'abbandono del borgo vecchio in favore del nuovo. Insomma, il serpente in Abruzzo la fa da padrone (dico Abruzzo anche se siamo in privincia di Rieti, perchè la stessa Clara mi ha fatto notare che loro si sentono abruzzesi a tutti gli effetti e non laziali!), simbolicamente parlando: basta tenere in considerazione la festa dei serpari a Cocullo o il fatto che il folklore abruzzese ritenga che questo rettile si accoppi con le donne mentre dormono – soprattutto durante il periodo mestruale – e le ingravidi. I dolci a forma di serpente, riscontrabili un pò su tutto il territorio nazionale (basti pensare alla Bissòla adriese, alle Bissette ebraiche, al Torciglione umbro, ai Buranèi di Burano ecc.), compaiono sulle nostre tavole nei periodi di passaggio stagionale, a indicare la capacità rigeneratrice del serpente, quel ciclo di morte e rinascita che ne faceva animale simbolo, anticamente, di Cerere, dea dell'agricoltura. Una divinità ctonia che metteva in comunicazione il sopra e il sotto, il mondo dei vivi e quello dei morti. Non a caso l'Urobos, il serpente la cui testa si congiunge alla coda, è il simbolo dei cicli infiniti del cosmo. Un simbolo, in defnitiva, che nella tradizione popolare rimanda a un passato precristiano.

Altrettanto interessante è la simbologia della mandorla, ingrediente principe di questa ricetta. Nel mondo cristiano questo frutto rimanda all'interiorità nascosta nell'esteriorità e perciò racchiude il mistero dell'illuminazione interiore, il mistero della Luce. Metaforicamente, infatti, arrivare alla candida polpa croccante fa parte di un percorso che parte dall'aprire il verde mallo carnoso, poi la corazza legnosa e infine togliere la pellicina sottile del frutto. Ecco perchè in ogni tradizione, nella quale questo frutto è contemplato, rompere il guscio della mandorla significa giungere alla fine di un cammino che permette di scoprire il cuore delle cose.
Nel rituale racchiuso nel Serpentone, come in altri rituali sparsi nella nostra penisola, si fondono allora elementi pagani e cristiani, a significare il sincretismo che la quotidianità ci pone spesso davanti.

In parte i mandorli di Sant'Anatolia, con i loro dolci raccontati dallo sguardo sereno di Clara, mi hanno insegnato questo: anche i serpenti hanno un cuore dolce e ricco di significato.

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  1. #1 di Vittorio Rusinà (@tirebouchon) il 24 luglio 2012 - 06:13

    Un post di grande interesse, con molti spunti su cui riflettere, brava Lucia!

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