Il signor C., il commissario … e il dolce epilogo.


di Francesca Valassi

In quella piccola e squallida stanza il sospettato – il signor C. – seduto alla scrivania, non riuscì più a nascondere lo sguardo di terrore, mentre il commissario di polizia, una donna splendida dalle forme avvenenti e dallo sguardo affascinante, sempre più spazientita dai suoi silenzi, gli girava attorno con fare minaccioso.

“Pensava davvero di farla franca ancora per molto?” esordì la donna appoggiandosi con i palmi delle mani sulla scrivania, e puntando i suoi occhi fissi. “Le conviene confessare, il suo silenzio peggiorerà solo una situazione già compromessa”.

“Non ho nulla di cui discolparmi, chi mi conosce bene sa che le accuse mosse contro di me sono false. La prego, mi lasci andare” rispose l’uomo tremando.

“Ma come glielo devo spiegare – urlò la poliziotta – non solo è stato colto in flagranza di reato, ma ha contro di lei testimonianze che non le lasciano scampo!”

In effetti, si sarebbe aspettato di tutto il signor C., tranne di essere tradito all’improvviso dai suoi amici più intimi: per prima, la bella Miss Candy Caramel, verso cui aveva sempre avuto un debole. I suoi vestitini colorati e luccicanti, le sue forme rotonde e il modo che aveva di ammiccare ai bambini, lo facevano impazzire. Abitava di fronte a lui, nella corsia sette. Non le levava mai gli occhi di dosso, e mai si sarebbe dimenticato di quella notte di Natale trascorsa assieme, mentre fuori nevicava e molti dei loro vicini erano stati portati via. Per non parlare poi di Mister Chips, uno dei suoi più cari amici di scorribande. Nonostante la lontananza che li divideva (Mister Chips abitava infatti nel corridoio undici) quando si ritrovavano assieme ne combinavano di tutti i colori. Il loro gioco preferito era quello di saltare fuori senza farsi notare e scappare, erano molto abili e avevano persino imparato a scivolare via attraverso le fessure metalliche.

Quando poche ore prima la polizia andò per arrestarlo, mentre strizzava l’occhio ad una robusta signora con il carrello colmo solo di verdura e cibi light, entrambi lo additarono e fecero il suo nome. Mister Chips lo guardò dritto negli occhi mentre veniva ammanettato, mentre Miss Candy Caramel, tradita dalla vergogna, abbassò lo sguardo e si nascose.

“Benissimo, vuole andare avanti così? Gliele ricordo io le sue accuse, una per una. E vediamo se saprà difendersi da tutte.” Esordì la poliziotta.

Il sospettato, preso ancora dall’amarezza ripensando ai suoi amici traditori, ebbe un sussulto, ma sapeva in cuor suo di non avere nulla da temere; si trattava solo di mantenere la calma, e tutto sarebbe andato per il verso giusto.

“Cosa mi dice a proposito del danno alla salute che ha provocato a numerosi cittadini? Non ne posso più di ricevere queste segnalazioni! Questo si chiama attentato alla salute pubblica!” Il signor C. sapeva come difendersi, e non ebbe esitazioni nel rispondere: Questa è una fandonia bella e buona! Un effetto simile lo rischia solo chi abusa della mia compagnia. La poliziotta non si lasciò intimorire, e con un sorriso beffardo sul volto fece un giro attorno al sospettato, si fermò dietro alle sue spalle e gli sussurrò all’orecchio: “Sa quanti ragazzini lei ha rovinato, e quanti dentisti ha indebitamente arricchito!” Nemmeno stavolta l’uomo si lasciò spaventare, anzi. Una rabbia potente cominciò a salire, si sentiva umiliato e ingiustamente accusato. “La smetta!” urlò, balzando in piedi, stringendo i pugni e guardando fisso a terra. “Sa quante persone hanno creato danni ben peggiori di quanto abbia fatto io?” si sedette e continuò “Non solo: per quanto riguarda i presunti danni che ho provocati ai denti delle persone, sappia che grazie alle risorse di cui dispongo, ho anche fornito loro delle sostanze in grado di esercitare un’azione protettiva!” La poliziotta rimase stupita dalla grinta del signor C., ma non tradì il rude atteggiamento. Fortunatamente aveva ancora in serbo alcune domande che potevano spiazzarlo definitivamente, e con una calma quasi fuori luogo, esordì: “Lo sa signor C., io non sopporto vedere i ragazzini tristi e infelici… si nascondono il volto dietro i cappucci delle loro felpe, o sotto le visiere dei berretti. Lo ammetta, non può che essere lei l’unico responsabile… approfittando della loro ingenuità, li fa cadere nella sua crudele trappola.” Seguirono alcuni istanti di silenzio. Il sospettato rifletté qualche istante, sapeva che anche questa era un’ingiusta accusa, ma doveva formulare le parole migliori per difendersi. Fece un profondo respiro, e disse: “Vede commissario, il disturbo di cui parla è provocato dagli scompensi ormonali dovuti alla crescita. Di certo, non potrei essere io la causa di un simile effetto”.

Era stato convincente il signor C., si sentiva quasi più tranquillo, ma si aspettava la sfida finale, la domanda che avrebbe potuto incastrarlo. La donna, che fino a quel momento era rimasta in piedi, gli si sedette di fronte, e gli disse sospirando, “Lei è stato arrestato mentre al supermercato ammiccava a un’ignara signora sovrappeso, che non aveva di certo bisogno della sua compagnia per poter stare meglio. Sa come si chiama questo reato? “inappropriata tentazione”, detto anche “malefico ricatto”.

L’uomo sapeva che in quel momento si stava giocando la libertà. Una marea di pensieri improvvisamente gli affollarono la mente, ripensò a Miss Candy Caramel, ai sorrisi dei bambini che lo incontravano, al calore degli sguardi che incrociava tra le persone. No, non poteva permettersi di perdere tutto questo. “Commissario” disse alzando lo sguardo “Sono convinto che qualunque alimento che non sia composto per almeno l’80% di acqua sia potenzialmente in grado di provocare un aumento di peso, se consumato in eccessive dosi. Questo vale anche per me, lo ammetto. Tuttavia, esistono pochi cibi che, come me, sono capaci di far stare bene le persone. Chi ha la fortuna di sapermi assaporare, saprà rilassarsi, dimenticare lo stress, lasciarsi andare a momenti di puro piacere. Chi altro, se non io, è in grado di infondere calore, passione e benessere? Anche lei, commissario, mi sembra così tesa e nervosa. Non è che le andrebbe…” “La smetta, sono un pubblico ufficiale, potrei essere accusata di concussione!” “Suvvia, chi potrebbe vederci qui. Solo un morso, e avrà la dimostrazione della mia innocenza.” La donna lo scrutò dapprima diffidente, poi si guardò attorno, si accostò a lui. Non si era mai avvicinata così tanto, poteva sentire il suo caldo profumo. Cominciò a respirare affannosamente, difficile resistere…dischiuse le labbra, e lo morse. Lui sussultò di piacere, lei presa da imbarazzo si ritrasse. Ma ormai lei aveva ceduto, e per l’uomo non ci fu più scampo: “Beato cioccolato, che dopo aver corso il mondo, attraverso il sorriso delle donne, trova la morte nel bacio saporito e fondente delle loro bocche.”  (Monsieur Anthelme Brillat-Savarin, La Physiologie du Goût)


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