Suggestioni al Vinix Live! #13


p>di Lucia Galasso

I ricordi hanno bisogno di riposare prima di esprimere al meglio la loro forza evocativa; la memoria è fatta di profumi, di colori e di sapori, ma anche di luoghi, di intuizioni e di personaggi. Così mi ritrovo qui a scrivere di questo 13° Vinix Live! fissando il cursore che lampeggia sullo schermo bianco del computer, mentre nella mente scorrono veloci le indelebili diapositive di un fine settimana a Melfi.

E' il colore bianco quello con cui ci accoglie il complesso montuoso del Vulture, che scorre veloce fuori dai finestrini della macchina. L’abbraccio della neve fa sentire tutta la sua forza quando ci dirigiamo a Ginestra, seguendo la mitica Fiesta amaranto del produttore Michele Laluce. Il manto nevoso, ai lati della strada, è più alto di me… sì insomma, ben oltre il metro e cinquanta scarso. Una volta arrivati in azienda lo spettacolo toglie il fiato, l’aria cristallina e il cielo di un azzurro violento sono quasi inebrianti; stagliati contro di loro i vigneti, immersi nella neve. Michele ci accoglie con calore: prima il giro in cantina, dove con orgoglio ci dice che ormai riesce a fare tutto da solo, che non porta più le uve al consorzio e che tutto il processo di vinificazione dall’uva alla bottiglia è a sua cura. Poi ci porta a vedere il piccolo segreto che custodisce in cantina: tra una finestra e il battente ha trovato riparo una sciamatura di api, che lì è rimasta. Un favo selvaggio che Michele guarda orgoglioso e che ha intenzione di continuare a custodire, promettendosi di trovare un modo per dare calore alle sue protette.

Quando è il momento di degustare i suoi vini Michele Laluce ci apparecchia la tavola: taralli, salumi e un caciocavallo podolico lucano invecchiato due anni che in bocca sembra parmigiano. Accompagniamo il tutto con i suoi 4 vini: Le Drude, S'adatt, Morbino e Zimberno. Dei primi due chiedo il significato del nome. Drude era il nome che i piemontesi davano alle donne dei briganti (la Basilicata è stata terra di briganti) mentre la spiegazione del S'adatt ci ha fatto sorridere: l'ha chiamato così perché è un vino che si adatta a tutto, un Aglianico del Vulture un po' brigante. Il Morbino è l'unico bianco, moscato 60% e malvasia 40% e lo annuso curiosa: è profumatissimo, mi viene subito in mente una pianta fiorita di glicine, me lo aspetto dolce e invece in bocca è secco, con un retrogusto amaro… talmente strano che l'ho voluto assaggiare più volte, incuriosita da un contrasto così forte tra naso e gusto. Michele ce li  presenta e spiega orgoglioso, a volte un po' intimidito… E io me lo ricordo così, immerso nella neve, uno sguardo franco tra barba e capelli candidi.

Una cantina come quella dell'azienda Carbone non l'avevo mai vista, specie dopo averne visitate alcune ipermoderne, per forza di cose asettiche, con il vino che riposa nell'acciaio e nelle botti. Ne avevo letto, specie mentre preparavo il mio post sul lievito, così ho avuto la prova di cosa sia una reale microflora indigena che vive in una cantina: un cuscinetto molle e umidiccio che ho toccato spesso per colmare il divario tra teoria e pratica. Un luogo pieno di storia insomma, che ha ospitato il primo Vinix Live! del sud. Un format di Vinix, che la community di questo social network dedicato all'enogastronomia ha fatto nascere con una precisa filosofia: prediligere produzioni di massima qualità ed espressione del terroir di appartenenza (vino in primis e a seguire olio e altre specialità enogastronomiche), la presenza del produttore durante l'evento, la possibilità infine di acquisto diretto a prezzo sorgente. Mi ha subito trovato concorde l'organizzazione di una manifestazione del genere finalmente al sud, con i vini e le eccellenze del nostro meridione, sentivo che mancava in tutto questo fermento di grandi eventi “nordici”.
Madrina di eccellenza è stata Sara Carbone che ha raccolto il testimone di questa tredicesima edizione. E' lei che ci è venuta incontro sulla porta della sua cantina appena arrivati a Melfi, ed è lei che ritrovo più tardi tra le volte scavate nel tufo dello stesso ambiente a evento iniziato.

Tanta la gente tra i banchi di assaggio di vino, miele, olio e formaggi. Mi fermo subito a quello dell'azienda apistica Rondinella, mi faccio spiegare la lavorazione (pastorizzato, non pastorizzato?) assaggio la melata di abete, il miele di castagno e il mix di miele di acacia e frutta secca, inizio in dolcezza passando poi a un abbinamento dovuto, quello con il formaggio. Eccolo lì il famoso Conciato romano, è stato amore a prima vista durante la cena romana dedicata ai presidi Slow Food campani. E' uno dei formaggi più antichi di Italia, 700 kg  prodotti ogni anno unicamente dall'azienda agricola Le Campestre nel casertano. Un presidio Slow Food che ha valicato i confini italici ed è apprezzato e richiesto all'estero. Manuel Lombardi mi invita ad assaggiarlo nuovamente, stavolta in purezza, ne prendo un pezzetto e lo porto alle labbra, in bocca ho ancora un ricordo di miele di castagno, socchiudo gli occhi e mi godo questo formaggio ovino potente, speziato, pepe e origano: ne prendo quattro piccole forme, senza pensarci troppo!

Non ho avuto modo di assaggiare tutti i vini presenti, in mano avevo la copia de “Il vino in Italia” di Slawka G. Scarso, che da lì a poco avrei intervistato durante la presentazione del libro stesso: guidata dalle sue pagine mi sono diretta al banco di assaggio delle Cantine Cipressi e, sicura, ho chiesto di assaggiare il Macchiarossa Tintilla 2008. E' tondo e vivace, mi sembra di avvertire dei profumi dolci e speziati insieme ma purtroppo la temperatura non permette di apprezzarlo in pieno. L'occhio mi cade sui nomi degli altri vini della cantina: il Mekan 2009 e il Rumen 2009… assaggio anche questi, ma la mia scarsa  preparazione di assaggiatrice è già al limite, così mi faccio raccontare l'etimologia di quei nomi, e scopro che fanno parte del dialetto locale pieno di vocaboli croati (una piccola comunità croata arrivò a San Felice del Molise dalla Dalmazia nel 1518). E' con il  bicchiere di Tintilla in mano che occupo il tempo che mi separa dall'intervista a Slawka, vago un po' per gli ambienti della cantina lasciati liberi dalla manifestazione, osservando le botti che riposano.

Ed eccolo lì, proprio lui! Svettava, tra tanti, già sul tavolino del Bed & Breakfast Casa Laviano che ha ospitato la colazione per tutti gli avventori del Vinix Live! In mano avevo il mio piatto, mi sono seduta e ho preso la bottiglia, era rimasto dentro un bicchiere scarso di vino. Ma questo Stupor Mundi, di cui ne ha già parlato Gianluca D'Amelio proprio su Soul & Food, era tanto che volevo assaggiarlo. Sia chiaro, io sono una Candide (a volte nei panel di degustazione viene inserito un inesperto per confrontare i suoi giudizi con quelli dei professionisti, questa figura è definita, appunto, candide), sono di facili entusiasmi e altrettante  improvvise delusioni, il tutto condito con quell'ingenuità che mi porta a chiedere di tutto su un vino, meno che le sue qualità sensoriali. Questo vino mi ha affascinato subito per il nome datogli in onore di Federico II di Svevia, e me lo immaginavo così: potente, maestoso, affascinante come questo regnante illuminato. Non mi ha deluso. In quel piccolo e delizioso salottino un po' retrò io e lo Stupor Mundi abbiamo fatto amicizia.

La cena, con buona parte dei produttori presenti al Vinix Live!, che si è svolta presso il ristorante Grotta Azzurra di Melfi, ha concluso meritatamente una giornata piena di sapori e profumi, ma che non mi aveva ancora permesso di cogliere il piacere di una conviviale chiacchierata con Manuel Lombardi, con il quale ho potuto testare la reale efficacia della teoria dei piccoli mondi, e con Sara Carbone che ancora non si capacitava di avere al suo desco quasi sei antropologi goderecci. Miracoli del Vulture!

 

 


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  1. #1 di Daniela (SenzaPanna) il 29 febbraio 2012 - 14:27

    al  lavoro per  forza  di cose ho dovuto legger e di corsa e non ho capito se ne  hai approfittato per  mettere  in  preparazione un  lievito  in quella cantina :-)

  2. #2 di Lucia il 29 febbraio 2012 - 20:05

    Ciao Daniela! No, non ne ho approfittato… mi è bastato guardare soddisfatta la microflora locale  :)
     

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