TripAdvisor? No grazie, preferisco l’oroscopo


di Gianluca D'Amelio

La chiamano “democrazia del web”, ed è la possibilità che hanno tutti di intervenire e partecipare alle questioni dello scibile umano, a prescindere dalle effettive conoscenze che si hanno. Io lo chiamo il “paradosso del 2.0”, in quanto proprio nel momento in cui tutti possono condividere e partecipare, proprio nel momento in cui si ha la possibilità di ricevere informazioni  in maniera facile e veloce, nascono le maggiori insidie. E’ così ad esempio nel campo della medicina. Ormai nessuno di noi perde più tempo per andare dal medico per chiedere un consulto, ma ci rivolgiamo direttamente alla rete. Così se ci fa male un piede, apriamo la pagina di Google, digitiamo “dolore al piede” e cominciamo a leggere le migliaia di pagine che ci spiegano quali sono le cause di questo sintomo. E quelli come me, un po’ ipocondriaci, ritornano su Google per digitare le parole “onoranze funebri”.

Quello di cui voglio parlare oggi però è un argomento più leggero, riconducibile alla sfera democratica del web, ma che non ha nulla a che vedere con la nostra salute. Mi riferisco al fenomeno di TripAdvisor, il portale della ristorazione e della ricettività alberghiera, dove gli utenti  hanno la possibilità di scrivere le recensioni delle strutture ospitanti. Tali strutture, se hanno raggiunto un certo numero di recensioni positive, in rapporto al totale, ricevono il “Certificato di eccellenza”. Insomma, un’ottima guida per orientarci in un mondo in cui l’offerta è praticamente infinita. O almeno così dovrebbe essere.

Proprio un paio di giorni fa ho voluto togliermi lo sfizio di essere “consigliato” da TripAdvisor nella scelta del posto dove mangiare, che è ricaduta nel ristorante La Contrada di Cerveteri, “Certificato di eccellenza 2014”, con 108 recensioni di cui 57 con giudizio eccellente e 29 con giudizio molto buono. Pur sapendo della poca attendibilità del portale, ho voluto provare questo ristorante, quasi speranzoso di mangiare decentemente. Bene, non dico che sia stato il peggiore di tutta la mia vita, ma rientra sicuramente tra i primi cinque della mia personale classifica dei ristoranti da evitare. Lo stile del locale è quello di una trattoria tipica di 30 anni fa, con tovaglie a fiori e bicchieri di vetro spesso, stile anni ’70. Il menu è scritto a mano e fotocopiato (quindi gli stessi errori sono replicati in tutte le carte) e tradotto in un improbabile inglese e francese, visto che è risaputo che la periferia di Cerveteri pullula di turisti stranieri. Così un piatto chiamato fantasia di mare diventa, con un bel po’ di fantasia anche nella traduzione, imagination of the sea in inglese, e imagination de la mer in francese. I prezzi sono abbastanza onesti, tranne quelli dei vini che hanno un ricarico che supera il trecento per cento del loro costo.

A parte una discutibile focaccia che aveva una friabilità simile a quella delle frappe di carnevale (dette anche “chiacchiere”), la grigliata mista di carne era praticamente immangiabile: gli arrosticini di pecora avevano un sapore talmente forte che perfino io che ho un palato tutt’altro che delicato non sono riuscito a mangiarli; la salsiccia, al contrario, era completamente insipida,e la bistecchina di maiale ricordava la suola delle mie scarpe. Le patate al forno erano accettabili, e anche il servizio devo dire che è stato simpatico e cortese.

A questo punto mi chiedo qual è il senso di questa democrazia del web, quando le recensioni non controllate e i giudizi di “eccellenza”  si prestano ad un duplice errore metodologico. Il primo è la buona fede di chi scrive. Nulla vieta infatti l’inserimento di recensioni apologetiche anche da parte di chi non ha mai mangiato in un determinato ristorante (sembra che ci siano addirittura società di marketing che tra i vari servizi offrono anche la scrittura di recensioni fasulle, ma non ne ho la prova). Il secondo è quello della competenza di chi scrive. Quante volte ci è stato consigliato un ristorante che alla prova dei fatti si è rivelata una bufala? Bene, quelle stesse persone, abituate a mangiare non so cosa, sono le stesse che vanno a scrivere le recensioni di TripAdvisor. Possiamo fidarci di questa gente? Direi proprio di no.

E allora come districarsi nel mare magnum della ristorazione italiana, quando anche le guide sono estremamente limitanti e ruotano sempre intorno agli stessi indirizzi? La risposta la ignoro, ma la prossima volta che dovrò scegliere un nuovo ristorante leggerò l’oroscopo: se dirà che avrò una giornata positiva, sceglierò casualmente in base al mio istinto. Altrimenti mangerò a casa.


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