Vini di Spagna: non solo Rioja


di Gianluca D'Amelio

Molto spesso l’argomento di un post lo scelgo in base all’ispirazione del momento, ma a volte capita che esso venga stimolato da altri fattori, come ad esempio quello di oggi, che ha ben due muse ispiratrici. La prima è Maria Grazia, una delle lettrici più affezionate di questo blog che vive in Spagna dove ha un’enoteca, che ha formulato una precisa richiesta: “Gianluca, quand’è che scrivi un articolo sui vini spagnoli?” Eccoti accontentata cara amica, facciamo questo esperimento di post on demand, un articolo su richiesta.

La seconda musa ispiratrice è la mia collega, Francesca Valassi, che oltre a essere per metà spagnola, più di una volta non ha perduto l’occasione di perpetrare nei miei confronti un’accusa infamante: quella di essere francofilo. E questo solo perché ho scritto 15 articoli sulla Francia. Con questo articolo, dove parlo della Spagna, voglio quindi dimostrare che tale accusa è completamente infondata.

Fatta questa breve premessa arriviamo al sodo, e anche se non è facile descrivere tutto nelle poche parole di un post, cerchiamo almeno di capire per sommi capi come si sviluppa l’enografia iberica.

Come l’Italia, anche la Spagna negli ultimi anni sta investendo molto nel settore vinicolo e nelle bodegas (le cantine), ed i vini che vengono prodotti stanno conoscendo un successo in continua espansione, grazie anche alle potenzialità della materia prima e alle tecniche tradizionali di produzione. Di lavoro da fare però ce n’è ancora molto, visto che è ancora diffusa nelle bodegas la pratica di acquistare le uve, o addirittura il vino, e di rivolgersi all’esterno per l’imbottigliamento.

Le Denominaciòn de Origen spagnole sono 67, mentre quelle di Origen Calificada sono due: Rioja e Priorat. A parte le zone montuose tutto il territorio spagnolo è vocato per la coltivazione della vite, e il clima è caratterizzato da inverni freddi ed estati torride.

Per decenni la regione che ha fatto da padrona nella produzione vinicola spagnola è stata la Rioja, territorio piuttosto difficile per la viticoltura, ma che consente la produzione di vini dalla grande personalità. Questa regione, caratterizzata dalla presenza della barriera rocciosa della Sierra de Cantabria che tiene al riparo i vigneti dai venti dell’Atlantico, è suddivisa in tre sottozone: la Rioja Alta, che si estende verso ovest ed è contraddistinta da altitudini piuttosto elevate; la Rioja Alavesa, che corrisponde sostanzialmente alla provincia basca di Alava; la Rioja Baja, dove la morfologia del terreno è piuttosto variegata e le temperature sono più alte. I vitigni più diffusi della Rioja sono il tempranillo, delicato e dalla buccia sottile, la garnacha, l’autoctono graciano, il mazuelo e il cabernet sauvignon.

Ma il primato della Rioja negli ultimi anni si sta scalfendo ad opera della piccola regione catalana Priorat, che a mio avviso è molto più affascinante. Sono una settantina le bodegas di questa comarca che ha delle caratteristiche geologiche molto particolari: a parte la Sierra del Montsant che protegge i vigneti da nord-ovest, l’elemento più particolare del terreno di questa zona è la llicorella, un’ardesia scura contenente quarzite, che dona al Priorat un caratteristico sentore minerale. Nei vigneti migliori le basse rese consentono di produrre un vino straordinariamente concentrato. I vitigni più diffusi sono il cariñena, la garnacha e l’ermita.

Un’altra zona decisamente affascinante è la Ribera del Duero, i cui rossi rappresentano il risultato della moderna enologia della Spagna settentrionale. Quasi sconosciuta fino a tre decenni fa, oggi la Ribera contende alla Rioja il primato nella produzione di vini rossi di qualità. Nella valle del Duero (fiume che in Portogallo prende il nome di Douro e nelle cui valli si produce il Porto) si producono dei vini eccellenti caratterizzati da una marcata acidità (soprattutto quelli prodotti ad alte quote) e da una spiccata intensità cromatica e aromatica. La bodega che ha fatto da pioniere nella Ribera è stata Vega Sicilia, che per prima ha dimostrato che in questa zona si poteva produrre un ottimo vino rosso.

Potrei, anzi dovrei, continuare ancora per molto, e parlare dell’Andalusia, della Galizia, del Toro, della Navarra, del Somontano e del resto della Catalogna, ma ovvie ragioni di tempo e spazio mi suggeriscono di non farlo. Credo che quanto detto sia sufficiente quanto meno a suscitare nel lettore una piccola curiosità. Il mio obiettivo era quello.  


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