Il vino della casa? Te lo bevi te!


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di Gianluca D'Amelio

C’è una scena bellissima di un film di Ettore Scola del 2003, Gente di Roma, quando Arnoldo Foà va a mangiare in una trattoria insieme al figlio. Arriva il momento dell’ordinazione e l’anziano signore, con modi scorbutici e offensivi, chiede che gli venga portata un’amatriciana e del vino rosso. “Della casa?” chiede il cameriere “della casa t’o bevi te … co l’oste … co quello che lava i piatti … cor cuoco … insomma, voi della casa. NOI qui del ristorante vogliamo un Amarone … del NOVANTASETTE!!”. Grandissimo Arnoldo Foà.

È proprio il vino della casa (quello offerto nelle trattorie di Roma) l'argomento del presente post. Oggi a Roma la qualità di questi vini ha raggiunto un livello di infimità scandaloso, e questo non accade solo nei ristoranti turistici, dove giustamente si mantiene una certa coerenza tra la qualità del cibo e quella del vino, ma purtroppo accade anche in quelle trattorie dove tutto sommato si mangia bene. Mi limito a parlare della ristorazione romana per due motivi: il primo, perchè è quella che conosco meglio, e il secondo perché al di fuori di Roma mi è capitato più volte di trovare una situazione leggermente differente. Però non è mia abitudine fare di tutta l’erba un solo fascio, quindi ci tengo a precisare che esistono molte eccezioni. Ma le eccezioni, come sappiamo, confermano la regola.

Un dato che mi ha sempre fatto pensare è che i ristoranti di livello medio e alto non offrono il vino della casa; sarà forse perché è diventato il simbolo del vino scadente? Al più hanno qualche etichetta che è possibile prendere al bicchiere, ma non è la stessa cosa, perché di solito costa molto e se ne può ordinare solo quella quantità. Il vino della casa invece deve rispondere a due esigenze: deve essere economico e deve poter essere ordinato sfuso, in caraffe di diverse dimensioni.

Tanto per essere originale voglio portare l’esempio della Francia dove il vino della casa, indicato nei menu come pichet de vin (vino in caraffa), si può trovare anche nella ristorazione di medio livello e solitamente è un vino (decisamente dignitoso e venduto anche in bottiglia) offerto in caraffe da un quarto o da mezzo litro. La caraffa da un litro non esiste, semplicemente perché non ha senso: se non basta mezzo litro si prende una bottiglia intera. Qui in Italia invece no. Il vino della casa  solitamente è un vino che viene offerto anche in caraffe da un litro perché il ristoratore lo acquista sfuso dal produttore, oppure in bottiglioni da 5 litri al discount. E il costo, sempre al ristoratore, raramente supera un euro al litro.

A questo punto vorrei porre una serie di questioni, sperando che servano a stimolare qualche riflessione. La prima: c’è un disegno strategico preciso nella scelta del vino da proporre al cliente come “vino della casa”, oppure è solo una casualità che quasi tutti i ristoratori romani scelgano proprio il peggiore in circolazione? La seconda: i ristoratori sono consapevoli della qualità scadente del vino che propongono, oppure sono convinti di proporre un buon prodotto? La terza: perché proporre ai clienti un vino schifoso che è costato un euro al litro, quando con 2 euro e mezzo si possono acquistare bottiglie di vino più che decente

Prima di chiudere questa requisitoria sul vino della casa vorrei fare un duplice invito. Il primo ai miei colleghi blogger, ai giornalisti di settore e agli autori delle guide: quando scriviamo la recensione di un ristorante non limitiamoci a descrivere soltanto la carta dei vini, ma parliamo anche del vino della casa. Magari può servire da stimolo a migliorarlo per chi già ce l’ha, e ad inserirlo in carta per chi non ce l’ha. Il secondo invito invece voglio farlo ai lettori: quando ordinate un vino della casa imbevibile, chiamate il cameriere, e fate come Arnoldo Foà, ditegli: “sto vino t’o bevi te!!

 

 

[fotografie: http://www.flickr.com/photos/quinnanya/ e http://www.flickr.com/photos/13879227@N07/]


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  1. #1 di Giovanni Mastroianni il 15 settembre 2011 - 11:55

    Il vino sfuso della casa dovrebbe essere servito in tutti i ristoranti . Ci sono vini sfusi anche di euro 3,50..dove rimane comungue un buon margine al gestore è presenta al tavolo un discreto vino per qualità e prezzo. Giovanni

    • #2 di Gianluca D'Amelio il 15 settembre 2011 - 12:58

      Con 3,50 euro si trovano vini dignitosissimi … sono perfettamente d’accordo con te Giovanni!! Grazie ;-)

  2. #3 di Guido il 15 settembre 2011 - 14:43

    Ottimo invito quello rivolto a blogger e giornalisti del settore, Gianluca!
    Forse i ristoratori sono mossi da:
    a. se te bevi il vino della casa nun capisci njnte, vuoi solo alternare con l'acqua…te punisco io!
    b. se per te il pasto è "perfettamente rotondo" solo se accompagnato ad un buon vino…non ti rovinerai mai la cena…sei disposto a spendere…te punisco il portafoglio!
    Mi permetto anch'io un suggerimento: era il mio compleanno, in due… ci siamo concessi un buon vinello ma dovevamo anche tornare a casa…LEI ha chiesto se ci poteva lasciare il tappo che probabilmente avremmo portato via la bottiglia!!! Ogni tanto scimmiottiamo agli americani le buone abitudini!!!
    P.S. Ovviamente LEI me la tengo stretta!!!

    • #4 di Gianluca D'Amelio il 15 settembre 2011 - 14:47

      Ottima cosa hai fatto Guido … portare via il vino avanzato!! Io non lo faccio mai … semplicemente perchè non mi capita mai che avanzi!! ;-)

  3. #5 di Guido il 15 settembre 2011 - 14:57

    vero anche questo!!! ;-)

  4. #6 di Mirco Mariotti il 22 settembre 2011 - 12:01

    Buongiorno e grazie per aver toccato l'argomento come merita, ovvero con curiosità e voglia di approfondimento, e non, come spesso accade quando si parla di "vino della casa", con senso di sufficienza.
    Sì perchè che piaccia o no, con il termine "vino della casa" si intende un prodotto che a livello di volumi non so se sia tanto al di sotto di quello imbottigliato, e questo dovrebbe far riflettere i più…
    Da blogger ritengo molto molto valido l'invito a segnalare questo aspetto nelle recensioni dei locali, ocsì meriterebbero altrettanta attenzione le voci caffè, olio e aceti. Sarebbe davvero il modo per attuare quella "rivoluzione dal basso" dei consumi che in rete tutti auspicano venga fatta appunto dai blogger.
    Da produttore posso dirvi che servire un buon "vino delle casa" serve a tutti, compresi ristoratori e consumatori. Oggi, almeno parlo per me, si possono trovare sfusi molti dei vini che poi verranno imbottigliati, quindi il problema non si pone, fermo restando che dalla botte, dalla quale spillato il vino sfuso, alla bottiglia, ci sono molte operazioni di cantina che sottraggono qualcosa al vino, non a caso Mario Soldati diceva che "il vino migliore è quello preso dalla botte"…
    Il problema allora qual è? A mio avviso l'estrema superficialità dei risotratori, che tante volte non sono nè compententi per quanto riguarda la merceologia degli alimenti, nè, e questo è ancora peggio, rispettosi dei clienti. Vabbè, forse molti diranno: "se il cliente è ignorante io che posso farci…", ma questo è un problema di etica professionale. Ricordo il racconto dell'amico Michele Marziani in visita ad una trattoria storica del piacentino. Entrando in cucina per intervistare il proprietario, sorprese un'anziana sfoglina alle prese con farina e matterello e le disse: "Ma signora, con tutte le comodità che ci sono oggi, tira ancora la sfoglia a mano!"
    "Certo", fu la risposta, "una volta mettevamo a tavola a pranzo 500 persone alla volta, e noi volevamo che tutti mangiassero bene e fossero contenti, per cui per me questo non è un peso…" Credo di essermi spiegato.
    Grazie e complimenti
     
    Mirco Mariotti

    • #7 di Gianluca D'Amelio il 22 settembre 2011 - 12:08

      Grazie Mirco per questo bell’intervento, che mi trova d’accordo su tutto. Infatti il problema non è il vino sfuso, che è esattamente lo stesso di quello imbottigliato (quindi come dici tu, potrebbe essere anche migliore, sicuramente non peggiore), ma la rincorsa al ribasso effettuata dai ristoratori. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo … con questo atteggiamento hanno solo da rimetterci.
      Grazie ancora
      Gianluca

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