Riconferme e scoperte al Milano Wine&Food 2013


di Cristina Fracchia

Eccomi a casa, incollata alla stufa e coi brividi, mentre fuori nevica. Spero non sia influenza, non ne avrei proprio voglia. Intanto, fortunatamente, sabato stavo bene e son riuscita a partecipare al Milano wine&food 2013. Mezza giornata di degustazioni e chiacchiere in cui ho potuto rivedere vecchi e nuovi amici conosciuti sui social network, coi quali condividere impressioni, opinioni, sorrisi.

 

La manifestazione è stata assolutamente vivibile, partecipata ma mai affollata, quindi io e i miei compagni d’avventure abbiamo potuto avvicinarci con tranquillità ai vari desk dei produttori e assaggiare quanto avevano portato senza fare la coda o venire travolti, come a volte accade altrove.

 

Il primo tavolo dove ci siamo diretti è stato quello di Alessandro dell’azienda friulana Villa Job, conosciuto proprio durante questa manifestazione l’anno passato. Ho una grande stima di questo giovanissimo produttore, affabile e schietto, e sono contenta che i suoi vini abbiano riconfermato qualità e serietà che già l’anno scorso mi avevano conquistata. Bianchi sono i suoi cavalli di battaglia, Pinot grigio, Sauvignon e Risic blanc che abbiamo riassaggiato con grandissimo piacere (per me centuplicato per quest’ultimo…sempre un grandissimo vino!). A sorpresa c’è stato anche un rosso v.d.t., il Serious 2011 (no sulfites), composto in netta maggioranza da Refosco, con aggiunta di Merlot e Cabernet, già interessante al naso, ma non ancora al palato. Da rivedere il prossimo anno.

 

 

I miei compagni di fiera mi hanno poi sospinta a forza verso i tavoli degli champagnisti. Lo so, sono una vera eretica, da bruciare al rogo per il mio non-amore verso lo champagne e le bollicine in generale, ma tant’è.

 

Tappa veloce da un altro giovanissimo produttore veneto, Stefano della Col del Sas-Spagnol, azienda che si dedica al Prosecco di Valdobbiadene, dove ho assaggiato incuriosita il 2011 Rive di Solighetto Valdobbiadene docg. Cosa sono le Rive? In pratica si tratta dei 43 vigneti selezionati nella zona della docg di Valdobbiadene che è possibile segnalare in etichetta e che per il fatto di essere ubicati in aree erte vengono chiamati appunto Rive. Stefano è assai loquace e vengo catturata dalla passione con cui ci spiega il suo lavoro e dei 32 ettari di vigne. Io penso al mio nemmeno-ettaro e anche se non sono io a lavorarlo sento che comunque il cuore per la terra è lo stesso.

 

Ci siamo diretti poi sui rossi. Vengo presto catturata da una Serrapetrona doc 2007 della Tenuta Colli di Serrapetrona, un vino piuttosto persistente e d'impatto al naso, ma anche fine e di bella struttura in bocca grazie ai tannini che la sorreggono; e con quei 14° diciamo che non è esattamente facile…ma è così: a me piace complesso!

 


Siamo passati ad altri produttori, ma non è stato semplice trovare ciò che mi piace. Mi rendo conto che più passa il tempo e più divento difficile nei gusti, ma un vino che mi ha fatto perdere il controllo per qualche minuto l’ho trovato: Camartina 1999, un Toscana igt dell’azienda Querciabella. Sangiovese e Cabernet sauvignon al 70% e 30%, un’estasi dei sensi che mi ha rapita. Bene, mi rendo conto che un vino di questo genere, assai complesso nei profumi di frutta in composta, spezie, balsamico e terziari evoluti, e nelle sfumature in bocca che gli regalano però grande equilibrio, non sia facile da abbinare, ma io sono del modestissimo avviso che non sempre è necessario cercare forzosamente l’abbinamento (ora mi aspetto di essere considerata eretica anche dall’ais). Quando si ha voglia di stappare un vino, a volte si deve dimenticare la regola di cercare un cibo perfettamente adatto. Il Camartina ‘99 comunque andrebbe benissimo anche da solo, come vino da meditazione estatica. Intrigante poi la filosofia di questa azienda toscana, già passata dal biologico al biodinamico e ora vegana (ossia non utilizza alcun prodotto di origine animale nel ciclo produttivo).

 

 

Ovviamente nel nostro peregrinare abbiamo anche fatto tappa presso i tavoli delle cibarie, ma senza seguire un ordine preciso e mescolando dolce e salato. Meravigliose le colombe della pasticceria Lorenzetti, ottenute da impasto con lievito madre, che vengono prodotte in varie versioni, tra cui quella classica, ai frutti di bosco, al Recioto e al limone. Mi è piaciuta particolarmente quest’ultima, perché l’agrume equilibrava benissimo il dolce dell’impasto.

 

Siamo poi passati ad assaggiare i fiocchi di sale di Cipro Falksalt, che presentano una curiosa forma piramidale a base quadrata internamente cava, ottenuta lavorandoli alla temperatura di 85°. I fiocchi si trovano sia al naturale sia aromatizzati (aglio, rosmarino, limone, affumicato, funghi, peperoncino…). Una scoperta divertente.

 

 

Ultima tappa presso l’azienda Penny, produttrice di olio in provincia di Campobasso. Anche in questo caso una sorpresa è stata assaggiare la crema Cioko spenny, composta da olio extravergine, cacao, zucchero, burro di cacao e lecitina. In bocca si percepisce distintamente il sapore dell’olio e devo dire che si amalgama perfettamente col cacao venezuelano.

 

L’unica cosa che mi è spiaciuta è stata che il super-direttore Gianluca D’Amelio si sia perso questa bella giornata per alcuni contrattempi. Non si preoccupi, direttore: ho mangiato e bevuto anche per lei!!


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  1. #1 di Mirella il 13 febbraio 2013 - 12:41

    Brava Cristina, hai la capacità di far percorrere i sentieri a chi non c'era e di farli ripercorrere, con minuzia, a chi ha avuto la fortuna di essere lì con te. E io c'ero! :-)

  2. #2 di Cristina Fracchia il 13 febbraio 2013 - 23:36

    Grazie Mirella, confesso che i complimenti di una professionista mi lusingano davvero. :-)

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